Novità sul caso Orlandi o i corvi sono tornati in Vaticano?

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  • di Lucandrea Massaro

Un documento falso per mettere in imbarazzo la Santa Sede o una luce su un mistero lungo trent’anni

In contemporanea oggi sono usciti due articoli, uno a firma di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera e un’altro come estratto di un libro di prossima pubblicazione su l’Espresso a cura di Emiliano Fittipaldi, che gettano una nuova luce sul caso di Emanuela Orlandi e la sua sparizione nel 1983 a Roma. Negli articoli viene fatto trapelare un documento che attesterebbe spese circostanziate sostenute dalla Santa Sede per la “cittadina Emanuela Orlandi” per investigazione, spostamenti, mantenimento e spese mediche almeno fino al 1997. Il documento (visionabile qui), chiama in causa – come destinatari del rapporto – il cardinale Lorenzo Antonetti, allora capo dell’Apsa (l’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica), e i monsignori Giovanni Battista Re e Jean-Louis Tauran. Esso si intitola:

Resoconto sommario delle spese sostenute dallo stato città del vaticano per le attività relative alla cittadina emanuela orlandi (roma 14 gennaio1968)

La prefettura dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica ha ricevuto mandato di redigere un documento di sintesi delle prestazioni economiche resosi necessarie a sostenere le attività svolte a seguito dell’allontanamento domiciliare e delle fasi successive allo stesso della cittadina Emanuela Orlandi.

La sezione di riferimento, sotto la mia supervisione, ha provveduto a raccogliere il materiale attraverso gli attori dello Stato che hanno interagito con la vicenda.

Moltissimi limiti nella ricostruzione sono stati riscontrati nell’impossibilità di rintracciare documentazione relativa agli agenti di supporto utilizzati sul suolo italiano stante il divieto postomi di interrogare le fonti, incaricando esclusivamente il capo della Gendarmeria Vaticana in questo senso.

L’attività di Analisi è suddivisa in archi temporali rilevanti per avvenimenti e per spese sostenute.

Il documento non include l’attività commissionata da Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Segretario di Stato Emerito Agostino Casaroli al ‘Commando 1’, in quanto alcun organo a noi noto o raggiungibile è a conoscenza di quanto emerso e della quantità di denaro investita nell’attività citata.

I documenti allegati (197 pagine) al presente rapporto sono presentati in originale per la parte relativa ai pagamenti per i quali è stata rilasciata quietanza, sono presentati in forma di resoconto bancario le quantità di denaro utilizzate e prelevate per spese non fatturate.

Se il documento risultasse vero, darebbe una svolta tanto alle indagini quanto alla vita della famiglia Orlandi che da più di trent’anni chiede di poter visionare le documentazioni della Segreteria di Stato. Ma getta anche una luce sul coinvolgimento Vaticano nella vicenda.

Secondo Fittipaldi:

Il documento, che esce certamente dal Vaticano, anche se non protocollato e privo di firma del suo estensore, pare verosimile. Ma quasi incredibile nel suo contenuto. Dunque, delle due l’una: o è vero, e allora apre per la prima volta squarci impensabili e clamorosi su una delle vicende più oscure della Santa Sede. O è un falso, un documento apocrifo, che mischia con grande abilità tra loro elementi veritieri che inducono il lettore ad arrivare a conclusioni errate.

In entrambi i casi, il pezzo di carta che ho in mano è inquietante. Perché, fosse un documento non genuino, significherebbe che gira da almeno tre anni un dossier devastante fabbricato ad arte per aprire una nuova stagione di ricatti e di veleni in Vaticano. Chi e quando avrebbe costruito un simile documento, che come vedremo contiene dettagli, indirizzi, nomi e circostanze molto particolari che solo un soggetto “interno” alla Città Santa poteva conoscere così bene? Se non è davvero stato scritto dal cardinale Antonetti, chi l’ha redatto con tale maestria, e chi l’ha poi messo, anni fa, nella cassaforte della Prefettura?

Difficile rispondere ora a queste domande. Ma è chiaro che, se il documento fosse falso, la Gendarmeria guidata da Domenico Giani avrà parecchio da lavorare.

Nel giugno scorso monsignor Angelo Becciu, sostituto per gli affari con gli stati della Segreteria di Stato vaticana, aveva risposto alle nuove richieste della famiglia Orlandi – che nello stesso giorno depositavano una richiesta di documentazione – chiudendo seccamente la vicenda: «Abbiamo già dato tutti i chiarimenti che ci sono stati richiesti. Non possiamo fare altro che condividere e prendere a cuore la sofferenza dei familiari. Non so se la magistratura italiana ha nuovi elementi, da parte nostra non c’è nulla da dire in più rispetto a quanto detto» (Corriere della Sera, 17 giugno).

E’ bene precisare che l’autenticità del documento è tutta da dimostrare, tuttavia anche un caso di “falso dossier” implicherebbe che qualcuno negli uffici del Vaticano ha deciso per un depistaggio o di mettere volontariamente in imbarazzo la Santa Sede come successe già con Vatileaks durante il pontificato di Benedetto XVI.

Potrebbe trattarsi di un documento che contiene circostanze vere, fatto circolare proprio da chi continua ad esercitare il proprio potere di ricatto contro le gerarchie ecclesiastiche, visto che mai è stato fugato il sospetto sul loro ruolo in questa vicenda. Oppure un depistaggio. «In ogni caso — chiariscono le due avvocatesse — la famiglia ha diritto a ottenere chiarimenti e per questo torniamo ad appellarci direttamente a papa Francesco affinché voglia ascoltare la loro supplica. Lui stesso ha detto che “la verità non si negozia”» (Corsera, 18 settembre).

Nei prossimi giorni si parlerà molto di questi documenti, è inevitabile. La loro veridicità è ovviamente il centro della questione, in ogni caso è evidente che la Curia romana è in grave crisi se questi accadimenti si ripetono ogni due o tre anni e di questo certamente Papa Francesco dovrà prendere atto e agire conseguentemente. Proprio pochi giorni fa la notizia che il C9, l’organismo voluto da Bergoglio per la riforma delle strutture della Chiesa, aveva quasi completato i lavori. Se si crede all’ipotesi della “trappola”, la circostanza diventa per lo meno sospetta, trappola a cui i collegi di Corriere ed Espresso si sono prestati (certamente in buona fede). Ma la memoria richiama subito le circostanze delle dimissioni di Benedetto XVI, certamente libere, ma forse indotte dalla frustrazione circa la condizione dei dicasteri che (almeno in teoria) dovrebbero supportare il Pontefice. Nel frattempo la Sala Stampa ha definito il dossier “Una documentazione falsa e ridicola“.

fonte: aleteia