Olanda. Dopo soli 15 anni l’eutanasia è ritenuta «un modo normale di morire»

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  • di Leone Grotti

Secondo un nuovo studio il 4,5 per cento di tutte le morti in Olanda nel 2015 si deve a un’iniezione letale. Aumentano le domande di anziani soli ma sani: «La gente è sempre più incline a richiederla».

L’eutanasia in Olanda è diventata ormai una «pratica normale per morire». A soli 15 anni di distanza dalla legalizzazione del 2002 il 4,5 per cento di tutte le morti nel paese è ormai causato da un’iniezione letale e sia le richieste sia la tendenza dei medici ad accettarle «sono in continuo aumento». Nel 2015, l’8 per cento di tutte le persone che sono morte hanno fatto richiesta dell’eutanasia e se nei primi anni dopo l’approvazione della legge solo un terzo delle richieste veniva accettato, ora più della metà riceve il via libera.

IL NUOVO STUDIO. Sono questi in sintesi i risultati di uno studio che valuta l’impatto dell’eutanasia sulla società in un arco di 25 anni pubblicato sul New England Journal of Medicine dalla dottoressa Agnes van der Heide, dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam. Il rapporto, che si basa sulla risposta anonima a un questionario da parte dei medici olandesi, copre un periodo che va dal 1990, quando ancora la “buona morte” non era stata legalizzata, al 2015.

 «OPZIONE PIÙ NORMALE PER MORIRE». Nonostante la stragrande maggioranza delle richieste arrivi da persone che soffrono di malattie gravi allo stadio terminale, un otto per cento in continuo aumento proviene invece da uomini e donne anziani o affetti da problemi psichiatrici e psicologici o da una forma di demenza allo stadio iniziale. Alcuni vengono anche uccisi senza il loro consenso. «Quando la morte assistita diventa l’opzione più normale per porre fine alla propria vita, c’è il rischio che la gente tenda sempre di più a richiederla», spiega la responsabile dello studio all’Associated Press. «I pazienti sono ormai sempre più inclini a chiedere l’eutanasia e i medici sempre più inclini a concederla».

DATI ALLARMANTI. Scott Kim, esperto di bioetica presso l’Istituto nazionale di salute americano, è molto allarmato dai dati: «Ci sono tantissime richieste da persone anziane che magari hanno acciacchi dovuti all’età, ma nessuno tanto grave da mettere a repentaglio la vita. Sono vecchi, deambulano a fatica, magari i loro amici sono morti e i loro figli non li vanno più a trovare. Ma non sono malati terminali. Questo trend deve aprire una discussione. Pensiamo ancora che le loro vite siano degne di essere vissute?».

«AUMENTO DEI CASI È SCONTATO». L’esempio olandese, secondo un’osservatrice neutrale come Penney Lewis, co-direttore del Centre of Medical Law and Ethics presso il King’s College di Londra, dimostra che «se legalizzi l’eutanasia su una base molto ampia come hanno fatto gli olandesi, non puoi che aspettarti un costante aumento dei casi. I medici si sentono sempre più a loro agio quando somministrano le iniezioni letali e sempre più pazienti le richiedono. Senza un sistema restrittivo, un aumento è praticamente scontato».

SFORATA QUOTA 6.000. I numeri sono inequivocabili. Secondo l’ultimo rapporto pubblicato dal governo di Amsterdam e uscito ad aprile, nel 2016 sono morte 6.091 persone, il 10 per cento in più rispetto all’anno scorso. Nel 2015, infatti, l’eutanasia attiva e passiva aveva riguardato ufficialmente 5.561 persone. Negli ultimi 10 anni c’è stato un aumento complessivo del 317%, ma stiamo parlando soltanto dei numeri dichiarati ufficialmente dai medici. L’ultimo studio quinquennale condotto sull’iniezione letale, pubblicato su Lancet nel 2012, indica che il 23 per cento di tutti i suicidi assistiti non viene riportato dai medici. I casi reali dovrebbero dunque superare di gran lunga i 7.000.

Fonte: Tempi