Altri guai per l’azienda della famiglia Di Maio: spuntano 3 nuovi testimoni

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operai in nero

Altri operai in nero nell’azienda della famiglia Di Maiodi Anna Pedri – da Il Primato Nazionale

Non solo Salvatore Pizzo, il primo che ha denunciato la cosa, ma ci sarebbero altri tre operai che lavorano in nero nell’azienda edile di Antonio Di Maio, padre del vicepremier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio, di cui lo stesso capo politico del M5S è socio al 50%.

A scoperchiare quello che sembra si stia trasformando in un vaso di Pandora sono stati quelli della trasmissione Le Iene, che domenica hanno mandato in onda un servizio dove ricostruiscono la storia di Salvatore Pizzo, che avrebbe lavorato in nero nella ditta Di Maio tra il 2009 e il 2010.

In quel periodo riportò anche un infortunio sul lavoro, che denunciò una volta arrivato in ospedale nonostante il parere contrario del padre di Di Maio, che si offrì di pagare le cure mediche e la convalescenza dell’operaio.

Lo scandalo degli operai in nero si allarga

Una volta pronto a rientrare in servizio, però, non è stato più preso a lavorare. Ora lo scandalo si allarga e nella puntata di questa sera della trasmissione di Italia 1 verranno raccontate le storie di altri tre operai a cui è capitata la stessa sorte.

Cioè quasi la metà dell’organico in forse alla ditta. Uno di loro ha lavorato per il padre di Di Maio per tre anni, a mille euro al mese per otto ore al giorno senza alcun contratto. Poi ha fatto causa.

Un altro ha lavorato per otto mesi come manovale. L’ultimo era un part time pomeridiano, che se avesse dichiarato di lavorare per Di Maio senior avrebbe avuto seri guai perché già impiegato in un istituto scolastico per il resto della giornata.

Quest’ultimo si sarebbe addirittura dato alla fuga nei campi quando è sopraggiunta un’ispezione al cantiere. Il capo politico dei Cinque Stelle, quindi, viene smentito dall’evidenza.

Dopo che il caso Pizzo è divenuto di dominio pubblico, Di Maio junior aveva dichiarato che quello era stato un caso isolato e che nessun altro lavoratore era in nero nell’azienda di famiglia.

Una vicenda che getta non poche ombre sulla famiglia del ministro del Lavoro, soprattutto se si tiene conto che uno dei cavalli di battaglia del vicepremier in campagna elettorale è stata la lotta al lavoro nero in nome dell’onestà. Fonte: IL PRIMATO NAZIONALE

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