Otto Warmbier non deve morire una seconda volta

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  • di Stefano Magni

Un anno e mezzo dopo l’arresto del loro figlio ventiduenne in Corea del Nord, i genitori di Otto Warmbier vennero informati dalle autorità statunitensi che sarebbe stato rimpatriato “per motivi umanitari”, in coma e con un danno cerebrale dalla causa ignota. Si aspettavano di vederlo addormentato, incosciente o in uno stato di coma farmacologico. Lo spettacolo che si presentò di fronte ai loro occhi fu invece molto peggiore. Videro un essere umano che si divincolava furiosamente sulla barella, con lo sguardo nel vuoto, gli arti deformati, i denti distrutti, cieco e sordo, attaccato alla respirazione artificiale, che emetteva versi simili a ululati “non umani”.

Quello era il loro figlio dopo diciassette mesi di carcere nordcoreano. Sarebbe morto in ospedale, a Cincinnati, di lì a sei giorni. Fred e Cindy Warmbier, a tre mesi di distanza dalla morte del figlio Otto hanno parlato solo ora, in un’intervista a Fox News, della loro agghiacciante esperienza, dell’agonia di uno studente universitario partito per una vacanza nel “regno eremita” e tornato in patria solo per morire fra le loro braccia.

La causa della morte dello studente arrestato è sempre stata un’incognita. Il 2 gennaio 2016 venne fermato all’aeroporto di Pyongyang, mentre si apprestava a imbarcarsi sul volo di ritorno. Fu accusato e processato, due mesi dopo, in marzo. Apparve di fronte alle telecamere della Tv di regime nordcoreana in lacrime, visibilmente provato. “Confessò” la sua colpa, quella di aver oltraggiato e sabotato lo Stato nordcoreano. Leggasi: l’accusa (mai provata, né confermata da testimonianze attendibili) riteneva che avesse rubato un poster di propaganda di Kim Jong-un nel suo albergo. Bastò questo per condannarlo a 15 anni di lavori forzati. Il processo risale a marzo, appunto. Un mese dopo accadde qualcosa di letale. E’ all’aprile del 2016, infatti, che risale un danno cerebrale visibile nei referti medici inviati negli Usa dalla Corea del Nord. Le autorità nordcoreane affermano di non aver torto un capello al ragazzo, che però si sarebbe ammalato di botulismo, dopo aver assunto dei sonniferi. La tesi è stata subito smentita dall’ospedale universitario di Cincinnati, dopo il suo ritorno in patria. Non è stata trovata alcuna traccia di botulismo. Piuttosto è stato trovato un danno cerebrale causato, pare, da mancanza di ossigeno. Probabilmente a sua volta causata da un arresto cardiaco. Ma nessuna autorità parlò di segni di tortura.

Lo fanno solo ora i genitori. “Pensiamo che sia giunto il momento di parlare delle condizioni in cui abbiamo trovato nostro figlio” hanno detto lunedì alla trasmissione Fox and Friends, su Fox News. E lì è iniziato il racconto degli orrori: arti deformati, come da fratture multiple, una grande ferita a un piede, i denti … “è come se qualcuno avesse preso una paio di pinze e avesse cambiato la posizione di tutti i denti inferiori”. Il corpo di Otto, stando ai suoi genitori, era ridotto a pezzi, la prova ancora vivente di violenze e orrori compiuti sistematicamente. Il presidente Trump, scandalizzato come un cittadino qualunque, come un comune spettatore di Fox and Friends, ha subito rilanciato, su Twitter: “Grande intervista su Fox and Friends, con i genitori di Otto Warmbier 1994-2017. Otto fu torturato oltre ogni immaginazione dalla Corea del Nord”. E dal tweet di Trump è iniziato il solito teatrino politico.

I media, adesso, si sentono in dovere di commentare che le considerazioni del presidente sono un’altra delle tante “provocazioni reciproche” fra Usa e Corea del Nord. Trump aveva già puntato il dito contro il regime di Pyongyang per la detenzione e la morte del ragazzo, adesso è la prima volta che lancia l’accusa esplicita di tortura. Cosa che, appunto, il regime stalinista continua a negare. E allora c’è sempre qualcuno che mette in dubbio, al momento buono e con l’argomento solido: “Che cosa ha ucciso Otto Warmbier? Il rapporto del medico legale non fa che infittire il misero” titola il quotidiano locale Cincinnati Enquirer che la BBC e la Abc rilanciano in tutto il mondo. Il giornale locale si sarebbe procurato i referti medici. Sul corpo di Otto Warmbier non è stata effettuata alcuna autopsia, per opposizione dei genitori. Il referto del medico legale, la dottoressa Gretel Stephens, però parla di un corpo sano, con poche ferite risalenti anche ad anni prima, denti sani, nessuna frattura. Il medico legale di contea, la dottoressa Lakshmi K. Sammarco, confermava ieri, in conferenza stampa, di non aver trovato ossa rotte, né denti danneggiati. E quindi i genitori mentono? Trump sta solo cogliendo un pretesto per attaccare la Corea del Nord?

Di fronte a tesi così drammaticamente discordanti, nessuno ha la verità in tasca. Chiediamoci, però: che interesse avrebbero una mamma e un papà a mentire sulla morte del loro figlio? E dall’altra parte, che interesse avrebbe un medico legale a giocarsi la carriera, una dottoressa che si è esposta in pubblico davanti alle telecamere, se il suo rapporto dovesse risultare un falso? E’ comprensibile il silenzio osservato dai genitori per tre mesi: hanno dovuto elaborare lo shock e il lutto. Ma è altrettanto comprensibile il silenzio delle autorità sanitarie dopo la morte di un cittadino americano, fino a quel momento internato in un carcere nordcoreano? Basta, come giustificazione, la prudenza motivata dal momento di alta tensione militare? Questa politica del silenzio arriverebbe fino al punto di falsificare referti medici legali? Solo una cosa è certa e non ha il punto di domanda: Otto Warmbier è partito per la Corea del Nord per una vacanza, sano e pieno di vita. E’ tornato in stato vegetativo dopo un anno e mezzo di carcere e la sua morte è diretta responsabilità dei suoi carcerieri, di chi lo aveva in custodia, qualunque sia la causa immediata. Si spera che il corpo di Otto non venga cinicamente usato come un pretesto per alimentare la solita polemica fra opposte tifoserie su Trump. Altrimenti sarebbe come uccidere Otto Warmbier per la seconda volta.

fonte: LaNuovaBussolaQuotidiana