Padelle: quali sono le più tossiche?

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Immagine: soluzionibio.it

Padella antiaderente: dopo quanto sostituirla e alternative valide

Se lo spazzolino da denti va sostituito in media ogni tre mesi, una padella antiaderente andrebbe sostituita ogni due anni, in quanto sono molto utilizzate nella nostra cucina; ci permettono facilmente di non far bruciare i cibi e consentono di preparare piatti saporiti utilizzando poche quantità di olio e di grassi.
Le padelle antiaderenti realizzate con il PTFE, meglio noto come teflon, che per errore era stato considerato cancerogeno. In realtà questo materiale è stato creato ed è utilizzato per resistere ad elevate temperature e anche se venissero ingerite delle piccole particelle non dovrebbero creare alcun problema all’organismo.

Queste padelle hanno però una vita breve, e devono essere cambiate quando il rivestimento inizia a deteriorarsi e si riempiono di graffi, oppure quando il cibo non si cuoce più in modo omogeneo e inizia ad attaccarsi al fondo.

Come sostituirle? Ci sono materiali più “innocui” e meno pericolosi?

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Padelle in titanio

Esistono padelle in titanio, il quale è un materiale anch’esso totalmente antiaderente che non necessita quindi di alcun rivestimento per mantenere il cibo staccato dal fondo.
È un materiale duro e resiste a lungo nel tempo, così, anche se pagherete le padelle antiaderenti in titanio un po’ di più di quelle in teflon, a lungo termine potreste risparmiarci comunque, dato che non dovrete più sostituirle per un bel pezzo, perché sono quasi indistruttibili, dato che non vengono scalfite neanche dalle lame dei coltelli.

Padelle in ceramica

Un’alternativa molto moderna e valida è il rivestimento in ceramica atossica. Al momento dell’acquisto si raccomanda al consumatore di controllare che la ceramica sia davvero atossica, cioè non sia stata trattata con smalti inquinanti per l’ambiente oppure tossici per l’organismo umano, perché alcune case produttrici, per risparmiare sui materiali di produzione, possono sottoporre le padelle antiaderenti in ceramica a processi di smaltatura non ecocompatibili e non naturali.
Una volta però accertatisi che la ceramica utilizzata è atossica, queste sono davvero la soluzione perfetta, leggera, più economica del titanio ma altrettanto impossibile da scalfire con le posate. Infatti anche i nostri piatti che usiamo tutti i giorni sono fatti di ceramica e ovviamente non si graffiano né lasciano che i cibi ci si appiccichino.

Tegami con interno in teracotta

I tegami in terracotta sono antiaderenti, anche se vanno usati in forno invece che sui fornelli. Particolarmente resistenti sono i tegami in terracotta vetrificata, che permettono una completa qualità antiaderente, oltre che una cottura a temperatura costante in ogni punto, specialmente se si utilizza il coperchio.
In più, per la vetrificazione della terracotta non vengono impiegate in alcun modo sostanze nocive per l’organismo umano.

Padelle in pirex

Anche le pentole in vetro pirex sono perfettamente atossiche e antiaderenti e non contengono neanche nichel, a cui molte persone sono allergiche. Tuttavia, come quelle in terracotta, possono essere usate solo per cottura al forno e non sui fornelli, quindi non possono sostituire in tutto e per tutto le padelle antiaderenti in teflon viste all’inizio.

Padelle in pietra ollare

Esistono poi pentole in pietra ollare, che sono antiaderenti e sono adatte a cuocere le zuppe, perché mantengono il calore a lungo. C’è però da osservare che anche per riscaldarsi impiegano molto tempo.

Padelle in ghisa smaltata

Ci sono poi le padelle in ghisa smaltata che sono una soluzione molto eclettica perché possono essere usate sia in forno, sia sui fornelli, ma anche sul barbecue, grazie alla loro grande resistenza. Il rivestimento di stagno impedisce infatti alla ghisa di rilasciare sostanze tossiche; l’unico problema forse è dato dal fatto che la ghisa pesa moltissimo e quindi le pentole potrebbero essere molto pesanti e difficili da spostare, soprattutto se piene.

Fonte: soluzionibio.it