Pakistan: lo stupro come punizione

1
  • di Chiara Comini, Pietro di Martino

Oggi nel mondo accadono troppe tragedie come questa.
È stato ordinato uno stupro per vendetta. Verrebbe da chiedersi dove siano tutte quelle istituzioni che dovrebbero garantire la dignità, la difesa della vita e la tutela dei minori. Troppo occupati a combattere guerre fasulle e presunte intolleranze create ad hoc per distrarre la massa.

In Pakistan ci sono i “Consigli del Villaggio”, “panchayat” nella lingua locale.
Sono stati proprio i 40 membri del “panchayat” di Muzaffargah, un paese del Pakistan Centrale, ad ordinare la punizione per lo stupratore di una bambina di 12 anni.
La pena applicata è stata data seguendo una vecchia usanza pachistana per i casi di violenza sulle donne denominata “Vanni”: come forma di condanna il consiglio ha ordinato che lo stesso venisse fatto alla sorella del colpevole.
Il tutto si sarebbe svolto con processo ed esecuzione repentini. Dopo la cattura dello stupratore i membri del consiglio hanno sentenziato che per “rimettere le cose a posto” sarebbe bastato che il fratello della dodicenne violentasse a sua volta la sorella dell’aggressore, una ragazza di 17 anni.
Questo subito dopo la sentenza, di fronte alla famiglia della giovane.
La madre ha così sporto denuncia, e a seguito la famiglia della bambina. La polizia si è attivata arrestando stupratori e almeno 20 membri del consiglio.


Il Pakistan è un paese in cui le condizioni di donne e bambini sono sempre peggiori. Di anno in anno aumentano i casi di violenza fisica e sessuale su di loro.
Per non parlare dei “delitti di onore” ragazze che vengono uccise, spesso bruciate, per avere disobbedito alla famiglia.

È di appena un anno fa la proposta del Consiglio per l’ideologia islamica di una legge per le “percosse lievi” alle donne non obbedienti ai mariti”, fermata prontamente dalla Commissione Diritti Umani.
Questa stessa commissione nel 2015 ha contato 423 denunce di stupri e 304 di violenze.

In Pakistan vige un doppio sistema legale: da un lato la costituzione, che riconosce l’uguaglianza tra uomini e donne; dall’altro viene anche affermata la validità della legislazione religiosa della Sharia.
Molte sono le donne che si stanno ribellando a questa condizione, denunciando violenze, stupri, matrimoni coatti anche con bambine, per cercare di migliorare decisamente la considerazione della donna in questo paese.
Speriamo l’attenzione e l’intervento delle istituzioni cominci ad essere maggiore e più efficace.

 

  • Filippo Gregoretti

    E’ una pratica molto comune anche nei villaggi in India. Non molto tempo fa lessi sul quotidiano indiano la notizia di un villaggio, nel quale una ragazza venne colta ad amoreggiare con un ragazzo di un villaggio vicino. Il consiglio del villaggio per punizione chiese ai genitori di pagare una cifra che non potevano permettersi, altrimenti l’intero consiglio per punizione avrebbe stuprato la ragazza. E ovviamente è andata così.