Cavallo morto: chiudere Palio? Allora chiudiamo Formula 1, Moto GP, ecc.

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cavallo

Viva il Palio di Siena (dove il cavallo è sacro). Contro l’animalismo straccione – di Carlomanno Adinolfi

La drammatica caduta del cavallo Raol all’ultimo Palio di Siena, che ha causato l’azzoppamento e il conseguente abbattimento dell’animale, ha riaperto la polemica sulla secolare tradizione senese, con gli animalisti in prima fila a chiederne la fine. Come si può infatti permettere che esista una corsa che rischia di uccidere un cavallo?

Peccato che allo stesso modo si dovrebbe chiedere la chiusura ad esempio della Formula 1 – la morte di Ayrton Senna resta ancora indelebile per tutti gli appassionati, come quelle di Villeneuve e le più recenti di Bianchi, Ratzenberger per non contare tutte le altre – o della Moto GP – tutti ricordiamo Simoncelli – o di tutti gli sport che possono causare la morte perché “pericolosi”, dalla Dakar fino anche al calcio, ricordando Renato Curi o Pierpaolo Morosini.

Per le manifestazioni sportive che possono far morire le persone però non si nota mai la stessa acredine e lo stesso odio che si nota invece verso quelle in cui a morire può essere un animale e questo è sintomo di quanto i meme che prendono in giro gli animalisti che dicono “gli animali sono meglio di noi” siano in realtà lo specchio di un modo isterico di pensare piuttosto diffuso.

Che ruolo dovrebbe avere il cavallo secondo gli animalisti?

Ma non è tanto questa incoerenza ad essere preoccupante. Il problema è questo animalismo d’accatto che tende a considerare l’animale semplicemente come un peluche fuffoloso da tenere nel giardino utopico e che fa il paio con l’ambientalismo radical chic che confonde la difesa dell’alberello sotto casa con la difesa della Natura.

È davvero “animalista” vietare che il cavallo corra col suo cavaliere? Immaginiamo un mondo dove questo sia vero.

Che ruolo avrebbe il cavallo? Di certo non vedremmo cavalli da cortile, né cavalli da appartamento.

Il cavallo finirebbe solo a tirare carri e carrozze o nei mattatoi per diventare carne per coppiette.

Chi immagina cavalli che corrono liberi e spensierati per i prati, senza contatti con gli umani, facendoli tornare allo stato selvaggio di millenni fa forse dovrebbe solo andare in analisi.

E poi diciamocelo sinceramente, duramente e crudamente: perché il cavallo è diventato l’animale nobile tanto amato dall’uomo e secondo, forse, solo al cane?

Perché millenni fa i nostri antenati nomadi cacciatori lo hanno incontrato nelle steppe facendone il destriero dei nobili guerrieri.

Non a caso a Roma era sacro a Marte, così come a Marte erano dedicate le corse sacre dell’Equirria e dell’October Equus, in cui proprio il cavallo vincente veniva sacrificato – immaginiamo se accadesse ora – in quanto “carico” di forza marziale e di Vittoria.

Sono questi i riti da cui derivano tutte le corse che da secoli sopravvivono nei centri medievali che hanno voluto mantenere quell’ancestrale legame che annoda uomo, cavallo, terra e sfera sacra. E di cui il Palio di Siena, con tutto il suo carico anche brutale e violento che però non è altro che un sano retaggio della presenza di un mondo primordialmente divino che una volta l’anno irrompe nell’immanenza quotidiana, è solo il più famoso.

Le tradizioni non muoiono mai

Quelli che vorrebbero dunque il cavallino rosa che cavalca tra i prati pieni di folletti e arcobaleni amano davvero il cavallo più di quelli che in lui vedono ancora la nobiltà, la forza guerriera allo stato dinamico e puro, lo slancio ardimentoso e soprattutto l’immancabile compagno dell’aristocrazia, intesa nel suo senso etimologico più puro, e che nel mondo moderno riesce a esprimersi in tutta la sua forma solo in manifestazioni come quella del Palio?

Certo, già ci sembra di sentire chi dice che sono tradizioni vecchie di cui si è perso il significato e pertanto oramai inutili.

Ma per rispondere a certe idiozie da visione del mondo ridotto a cortile non ci sono parole migliori di quelle di Makoto Shinkai che per bocca di un personaggio del suo capolavoro Your Name, afferma che “anche se il significato è scomparso, la forma non deve assolutamente svanire. Senza dubbio alcuno, un giorno, il significato inciso nella forma ritornerà”.

Ma forse il problema è proprio la differenza tra chi a questo significato è ancora legato e chi invece, morto, vorrebbe uccidere anch’esso. Fonte Il primato nazionale

11 Commenti

  1. Crediamo che sia stato dimenticato un “piccolo” dettaglio: quegli sport, anche se pericolosi, vengono scelti da persone che sanno quali possono essere i pericoli e decidono comunque che la loro passione vale questo rischio… ma i cavalli (e tutti gli altri animali coinvolti in palii e manifestazioni affini) non possono scegliere, sono costretti a correre, costretti a rischiare la loro vita. Esattamente come nessuno, crediamo, metterebbe a rischio la vita di un bambino o comunque di una terza persona che non abbia potere di scelta in un’attività chiaramente pericolosa.
    I cavalli non esistono per essere al nostro servizio, come nessun altro animale: quindi no al palio, ma no anche ad altre forme di sfruttamento e anche alla macellazione. Semplicemente, dovrebbero vivere “da cavalli”.
    Nella Roma antica esistevano anche i gladiatori, schiavi o comunque persone considerate di rango inferiore che venivano fatti combattere tra di loro o contro animali, e il vincitore era colui che non moriva. Vogliamo forse rimpiangere anche questi “divertimenti”?
    Il Medioevo – epoca nella quale affondano le radici tanti dei palii odierni – è stato anche (ma non solo) un’età nella quale ancora esistevano gerarchie di valore tra esseri umani, di sicuro non poteva allora esserci sensibilità (in termini generali, per lo meno…) verso gli animali.
    Ma per fortuna, da allora la società e la cultura sono cambiate e si sono evolute (anche se ancora tanto rimane da fare, non solo per i diritti animali ma anche quelli umani!).
    Noi siamo per un rispetto di tutti gli esseri viventi e questo non può che essere un valore aggiunto per la cultura, la tradizione, la relazione uomo-animale. Altrimenti, forse, tanto sarebbe valso rimanere all’età delle caverne.

    Associazione UNA Cremona (Uomo-Natura-Animali) onlus

  2. Lo sa perché ci si interessa di più alla chiusura del palio o della corrida? Non ci arriva? Perché in questo caso gli animali vengono obbligati! Nel caso delle persone che vogliono rompersi o affilarsi le gambe alla formula uno, be’l uomo conosce bene il pericolo e non viene certo obbligato dagli altri a partecipare! Noooo al palio e a tutti gli altri eventi che mettano in serio pericolo gli animali!!! E poi se il cavallo si era solo azzoppato addirittura lo si sopprime? Io sopprimerei tutte le persone che li maltrattano! Il cavallo andava curato!

  3. Certo che…se “QUESTA” è informazione…apriti cielo!
    Paragonare i palii con la Formula uno…è da…”INTELLIGENTONI”!
    Ma “studiate un pò”, prima di postar cose del genere, va!!!

  4. Da noi si dice: ma sei scemo o mangi i sassi??

    Il paragone tra FORZARE un cavallo a correre in una piazza, col richio di ferirsi, e SCEGLIERE di correre in una pista, a suon di milioni, con lo stesso rischio, è insensato. E non solo perchè il pilota ferito viene curato mentre il cavallo lo abbattono, è chiaro. E’ una questione di libero arbitrio, hai presente?
    Lasciamo perdere la parte sui cavallini rosa tra folletti e arcobaleni, che dimostra solo quanto LSD ti sei fatto da ragazzino, visto che gli animalisti questa immagine non se la sognano proprio.
    La teoria, poi, secondo cui il palio di Siena sarebbe l’espressione di quanto i VERI E PURI amanti del cavallo riconoscano in lui nobiltà, forza e compagnia bella (come se ci fosse bisogno di una corsa in piazza per vedere queste cose) conferma la mia ipotesi sulle droghe pesanti che ti sei fatto e/o ti fai.
    E dopo tutto questo mare di fesserie, ti permetti pure di nominare Shinkai?? Blasfemo.

  5. Arrivo tardi per obiettare (infatti la risparmio), con la piu’ ovvia (e gia’sollevata da altri) delle considerazioni, all’osservazione di questo fautore del palio (ma anche della corrida, suppongo, con tutto il codazzo di sagre, feste, ricorrenze religiose, in cui viene massacrata qualche povera creatura per la gioia degli occhi e delle orecchie umane… altrimenti, a cosa servirebbero gli animali, oltre ad dover essere macellati, per far gioire anche il palato?): Mi limitero’ a riportare quanto disse Umberto Eco a proposito di internet che ” ha dato voce a legioni di imbecilli, che altrimenti avrebbero dovuto (a ragione) restare in silenzio…

  6. chi fa moto gip e formula uno lo decidono loro i cavalli o gli animali in genere

    se sono messi a lavorare tipo circo ecc….. non lo decidono

  7. ma chi è sto cojone… talmente ritardato che non distingue la differenza tra lo scegliere di rischiare la vita e l’imposizione di tale scelta.

  8. Per questo articolo di davvero infimo livello tolgo il like alla pagina. Paragoni stupidi e insensati, anti vegano, no grazie. Buona vita. Ah per vostra informazione fra vegani le informazioni volano veloci come il vento quindi like ne perderete parecchi in questi giorni, non certo solo il mio.

    • Già averlo messo, il ‘like’, potrebbe essere passibile di un TSO d’ufficio… Ma una seconda possibilità non la si nega a nessuno, quindi ‘bentornato’ tra i soggetti dotati di raziocinio! 😉
      Battute a parte, il concetto fondamentale è ‘paragoni stupidi e insensati’, giusto: non mi risulta che i cavalli sottoscrivano consapevolmente assicurazioni sulla vita e/o liberatorie per eventuali incidenti… Ma forse sono poco aggiornato io! X-DDD

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