Papa Francesco: «non possiamo accogliere i migranti in modo irrazionale»

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«Non siamo in grado di aprire le porte in modo irrazionale. La domanda fondamentale da porsi è perché ci sono così tanti migranti oggi e il problema sono le guerre in Medio Oriente e Africa e il sottosviluppo del continente africano. Se c’è la guerra è perché ci sono produttori di armi -produzione giustificata in caso di difesa-, in particolare i trafficanti di armi». Queste le parole di Papa Francesco, apparse stamattina all’interno di una intervista rilasciata a La Croix.

Francesco ha parlato di diverse tematiche che abbiamo diviso, qui sotto, a seconda degli argomenti.

IMMIGRAZIONE.
Le parole del Papa arrivano in un delicato momento storico, come quello attuale, in cui il problema dell’immigrazione è sentito da chiunque, accompagnato da un enorme fenomeno di intolleranza e repulsione verso i migranti. E’ giusto opporsi ad una incontrollata apertura dei confini, temere per la sicurezza interna e la già scarsa mancanza di lavoro. Ma l’accoglienza è un dovere cristiano, a patto che sia razionale, equilibrata, proporzionata e regolamentata, come ha appunto detto Francesco: «Non siamo in grado di aprire le porte in modo irrazionale». E ha proseguito: «L’accoglienza peggiore è ghettizzare i migranti, invece di integrarli. A Bruxelles, i terroristi erano belgi, figli di migranti, ma erano in un ghetto. A Londra, il nuovo sindaco (musulmano, ndr) ha prestato giuramento in una cattedrale e probabilmente verrà ricevuto dalla regina. Questo dimostra l’importanza per l’Europa di ritrovare la sua capacità di integrare. Penso a Papa Gregorio Magno, che ha trattato con i cosiddetti barbari, che poi sono stati integrati. Integrazione ancora più necessaria oggi che l’Europa sta vivendo un grave problema del basso tasso di natalità a causa della ricerca egoistica del benessere».

ISLAM E CONVIVENZA CON I CRISTIANI.
Francesco viene spesso accusato di non voler condannare l’Islam come causa del terrorismo, ed invece, come ha spiegato Vittorio Messori, è un giusto approccio di distinzione tra musulmani e terroristi. Se è vero che tutti i terroristi sono musulmani, è altrettanto giusto ricordare che non tutti i musulmani sono terroristi. Il Pontefice sa benissimo che l’origine del terrorismo è sia politica che religiosa, lo ha dimostrato in questa intervista, affermando: «Io non credo che vi sia una paura dell’Islam in quanto tale, ma paura de Daech e della sua guerra di conquista, guidata in parte dall’Islam. E’ vero, l’idea di conquista è inerente l’anima dell’Islam, ma potrebbe essere interpretato allo stesso modo anche il finale del vangelo di Matteo, dove Gesù manda i suoi discepoli in tutte le nazioni». Il paragone del Papa si capisce meglio se si paragona il Corano alle frasi di Gesù in cui invoca la spada e la divisione (ne abbiamo parlato di recente), o i diversi inni di conquista armata presenti nell’Antico Testamento. In ogni caso, ha perfettamente ragione: il problema è l’interpretazione del Corano (del Nuovo e dell’Antico Testamento), che non è necessariamente fondamentalista.

«Di fronte all’attuale terrorismo islamico», ha proseguito Francesco, «dovremmo mettere in discussione il modo in cui un modello di democrazia troppo occidentale è stato esportato nei paesi in cui vi era un potere forte, come in Iraq. O in Libia, dove la struttura è tribale. Non possiamo andare avanti senza considerare la cultura di quei luoghi. La convivenza tra cristiani e musulmani è possibile, i musulmani venerano la Vergine Maria e San Giorgio. Mi è stato segnalato che in un paese africano, in occasione del Giubileo della misericordia, c’è una lunga coda di musulmani che desiderano passare dalla porta santa della Cattedrale per pregare la Vergine Maria. Nella Repubblica Centrafricana, prima della guerra, cristiani e musulmani vivevano insieme e dobbiamo imparare a farlo nuovamente, anche l’esperienza del Libano mostra che è possibile».

RADICI CRISTIANE DELL’EUROPA.
Ha fatto discutere il mancato riferimento del Papa alle radici cristiane durante il recente conferimento del Premio Carlo Magno, Francesco ha spiegato il motivo: «Dobbiamo parlare di radici al plurale perché ce ne sono diverse. In questo senso, quando sento parlare di radici cristiane dell’Europa, a volte temo il tono, che potrebbe essere trionfalistico o vendicativo, diventando colonialismo. Giovanni Paolo II ne ha parlato, ma con un tono tranquillo. L’Europa, sì, ha radici cristiane. Ma il cristianesimo ha il dovere di irrigare in uno spirito di servizio, il dovere del Cristianesimo per l’Europa è il servizio. Erich Przywara, gran maestro di Romano Guardini, e Hans Urs von Balthasar, ci insegnano che il contributo del cristianesimo alla cultura è quella di Cristo con la lavanda dei piedi, vale a dire il servizio e il dono della vita. Non un apporto coloniale».

LAICITA’ E LAICISMO.
Francesco ha mostrato più volte di avere a cuore, come Benedetto XVI, una sana laicità, che «garantisca la libertà di religione. Tutti dovrebbero avere la libertà di esternare la propria fede, se una donna musulmana vuole indossare l’hijab, lei dovrebbe essere in grado di farlo. Allo stesso modo, se un cattolico vuole indossare una croce. La piccola critica che rivolgo alla Francia a di aver esagerato con la laicità. Questo deriva da un modo di considerare le religioni come una subcultura e non una cultura intera, questo approccio, che deriva dal patrimonio dei Lumi, è ancora oggi presente. La Francia dovrebbe fare un passo avanti su questo tema ed accettare che l’apertura alla trascendenza sia un diritto di tutti». La Francia, ha aggiunto, è oggi «una periferia da evangelizzare».

OBIEZIONE DI COSCIENZA.
Anche in Italia, a seguito della legge sulle unioni civili, è esploso il tema dell’obiezione di coscienza. «E’ il Parlamento che dobbiamo discutere, argomentare, spiegare, ragionare. Così cresce una società, una volta che la legge è passata lo Stato deve rispettare le coscienze. In ogni struttura giuridica, l’obiezione di coscienza deve essere presente perché è un diritto umano. Compresa quella di un funzionario del governo, che è una persona umana. Questa è vera laicità. Non possiamo spazzare via gli argomenti dei cattolici, dicendo: “Tu parli come un prete”. No, egli si basa sul pensiero cristiano che la Francia ha così notevolmente sviluppato».

Altre sono le tematiche toccate dal Papa, come la necessità di evangelizzare i popoli, il cui compito non è soltanto affidato ai preti, ma anche ai laici. «E’ il battesimo che dà la forza per evangelizzare!». Ha anche difeso il card. Barbarin, indagato per non essere intervenuto nei casi di pedofilia a Lione, il Papa ha però replicato: «Sulla base delle informazioni che ho, ha invece adottato le misure necessarie, ha preso le cose in mano. Attendiamo il risultato del procedimento civile».

UCCR