Preghiera e segno della croce. I riti che non dimentica mai il campione di ciclismo Fabio Aru

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Tra i favoriti del Tour de France, racconta il suo legame con l’amico Scarponi, scomparso tragicamente e il suo rapporto con la fede

Prima dell’impresa di mercoledì, con la vittoria all’arrivo in salita di Planche des Belles Filles, sulle Alpi, Fabio Aru non aveva rinunciato ai suoi riti. Una preghiera per l’amico speciale Michele Scarponi, scomparso qualche mese fa dopo uno sfortunato incidente tra la sua bici e un tir, e il segno della croce prima della partenza della tappa.

Perché il campioncino sardo, uno dei migliori ciclisti al mondo e protagonista al Tour de France 2017, oltre ad essere un credente, è anche un giovane di profonda spiritualità.

QUELL’AMICIZIA SPECIALE

Così racconta ad Avvenire (3 luglio) il suo rapporto con l’amico Scarponi:

Si sono scambiati una maglia, perché Fabio aveva una “xs” ma voleva provare una “s”. Così Michele Scarponi gli ha dato una sua maglia e Fabio l’ha ricambiato donandogli la propria. Da quando è tornato a correre, dopo l’incidente al ginocchio sinistro che gli ha impedito di correre il Giro d’Italia e l’ha proiettato verso il Tour, il sardo ha sempre usato la maglia di Michele. «In questo ultimo periodo ho davvero vissuto tantissime emozioni, tutte molto forti, alcune davvero terribili – spiega Fabio – prima l’incidente del 2 aprile, a Sierra Nevada. Poi la morte di Michele (Scarponi, ndr), che mi ha gettato nello sconforto e mi ha fatto capire che gli incidenti di percorso sono tali, e vanno affrontati per quello che sono. Davanti alla morte c’è solo la preghiera. Davanti ai contrattempi c’è solo il lavoro».

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LA “RINCORSA” DI VALENTINA

Fabio è fidanzato da anni con Valentina, a cui è molto legato. «La sua è una vita complicata, la costringo a inseguirmi, ma quando può c’è sempre». Durante l’anno è costretto a spostarsi in continuazione da una parte all’altra del mondo per allenamenti e corse. «Sudore e sacrificio», le parole d’ordine nella vita di Fabio.

Che prima di ogni tappa non dimentica mai il segno della croce. «E non si tratta di un gesto scaramantico. Quando posso vado a Messa la domenica» (www.cinquantamila.it).

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