Prepararsi al collasso dei debiti

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Prepararsi al collasso dei debiti

  • di Maurizio Blondet

I debiti che non possono essere onorati, non lo saranno”. Dopo questa sentenza da incidere nel bronzo, William White continua: “Continuare sulla via di espansione monetaria attuale non serve più a niente”, è rimandare a più tardi l’inevitabile, “ed  è ogni giorno più pericoloso. Purtroppo il ritorno indietro implica grandissimi rischi. Sicché i rischi di un’altra crisi  [come il 2008] continuano a  crescere”.

William White è il presidente della Commissione Ocse  per l’analisi dell’economia e   lo sviluppo. Proviene dalla Banca dei Regolamenti internazionali e i competenti gli riconoscono che non parla la neolingua politicamente corretta. Sta dicendo che la crisi è vicina, e che ci si deve preparare.

Una premessa per capire. La BCE e le altre banche centrali  comprano obbligazioni e titoli del debito pubblico a vagonate,ottenendo la “repressione degli interessi”  per farli restare bassi, prossimi allo zero o addirittura sottozero.  Era quello che faceva  lo Stato prima di quello che si chiama “Divorzio fra Tesoro e Bankitalia” (1981). Il Tesoro emetteva titoli del debito pubblico ad interesse (BOT); se la finanza privata (“il mercati”) non li comprava perché voleva un interesse più alto, la  Banca d’Italia era tenuta a comprare l’invenduto. Ciò costituiva un calmiere sul   costo del debito; il nostro debito pubblico era sottratto alla speculazione, specie estera. Anche perché di fatto il debito pubblico era sempre coperto dai risparmiatori italiani. Lo Stato  non aveva bisogno di indebitarsi all’estero, Londra o Wall Street.   Prima del “divorzio”, il debito pubblico italiano era costante, e circa il 60% del Pil, e l’economia cresceva nonostante (anzi, a causa) del’inflazione al 10%; un decennio dopo, il debito era già  raddoppiato al 120%.  I “mercati”, ossia la speculazione privata, hanno lucrato gli interessi   in più che abbiamo pagato “servendo” il debito pubblico.

Ne hanno accumulati tanti, e non solo dall’Italia, quasi tutti i paesi europei sono almeno al 90% del debito in rapporto al Pil.  E’ a questo punto che le banche centrali (in mano ai privati) prima la Fed e poi la BCE (fra gli strilli della Bundesbank) hanno fatto il quantitive easing e la “repressione degli interessi”: non li fanno più crescere come esigerebbe “il mercato” assetato di  lucri. Falsano la concorrenza e sopprimono il rischio-paese, attività “artificiale” e “contro natura” per  l’ideologia liberista. Insomma, non fanno altro che fare quel che faceva il Tesoro, ossia lo Stato.

Il Tesoro lo faceva per finanziare a debito la  crescita  del Paese e  per il pieno impiego, grazie ai “bassi tassi e cambio debole” (Andreatta).  La BCE lo fa per mantenere in vita il sistema globale  finanziario, ossia la speculazione privata, fatta di miliardari  stra-indebitati, fornendole liquidità a tasso zero – e soprattutto mantenendo la finzione che i debitori, sempre più  indebitati, sono in grado di “onorare i loro debiti”. E’ chiarissimo nel caso della Grecia: le vengono prestati soldi – quindi viene indebitata sempre più – perché Deutsche Bank e la banche francesi possano mostrare i loro crediti verso la Grecia come “attivi” – attivi su cui chiedere nuovi prestiti, accumulando “piramidi di debiti l’una sopra l’altra in equilibrio instabile”(Maurice Allais).

White sta dicendo: “I debiti che non possono essere onorati non lo saranno. Ciò che non può essere servito, non lo sarà”.  In altre parole: il sistema finanziario globale, che s’è arricchito espropriando gli Stati della sovranità monetaria, è al capolinea.

“La politica monetaria globale ultra-lassista è presa nella trappola del debito che essa stessa ha creato”.

Non è solo il rischio di inflazione, se l’immane liquidità falsa  creata si riversa sull’economia reale.  I debiti non hanno fatto che aumentare e  ormai coinvolgono il mondo  intero.

La  tolleranza rischio degli speculatori  rassicurati dalle banche centrali; il restringersi dei margini di profitto delle “istituzioni finanziarie tradizionali” (assicurazioni e  fondi pensione, che hanno bisogno di lucrare ragionevoli interessi per pagare  le pensioni); “la cattiva allocazione di risorse reali da parte del sistema finanziario” privato “non fa che aumentare la probabilità che i debiti non possano essere onorati”.

Persino un  ritorno alla crescita economica, se uscissimo dalla recessione, rappresenta un pericolo, perché “in una situazione di crescita, le pressioni inflazioniste aumentano, e possono obbligare (le banche centrali) ad  una serrata  monetaria pericolosa per la stabilità”.

Insomma, per dirla con un altro economista, Bruno Bertez,  il  Sistema finanziario globale, quello  basato sul dollaro, “deve continuare a rimpiazzare la redditività reale  con il rialzo dei corsi, ossia col sistema Ponzi: quel sistema in cui gli investitori  traggono i loro profitti dagli stessi pezzi di carta che si rifilano l’un l’altro a prezzi sempre più cari”.

Per fare  che “l’illusione di ricchezza continui, il sistema è obbligato a ingozzare il mostro che ha creato, specie dopo il 2008.  Se non lo nutriamo,   esso ci divora. In altre parole: “Marcia o crepa”.

White dice che non è più  nemmeno “marcia o crepa”.  “I rendimenti dei titoli di Stati avanzati, bassi da tempo, sono maturi per un rialzo”: addio Italia, direte voi. Ma non solo. “Se rendimenti dei titoli pubblici cominciano a salire,  ciò avrà ripercussioni importanti per i prezzi, già troppo elevati, degli altri attivi finanziari”. Traduco: se i Bot rialzano, gli speculatori affamati di rendimenti  si precipitano a comprarli, disinvestendo dal mercato azionario che è tragicomicamente sopravvalutato, facendo collassare Wall Street. Ecco cosa significa “globalizzazione”, l’assenza di frontiere.

Che fare? “I governi nazionali  e le banche centrali dovrebbero negoziare già ora dei memorandum per sapere cosa fare in caso di crisi. Si dovrebbero fare simulazioni, war games. […] L’urgenza più essenziale per  i governi è rivedere  le norme fallimentari: i debiti che non si possono servire non saranno serviti”.

E’ una frase molto forte, avvolta un poco stavolta nella neolingua finanziaria.  Provo a tradurre, con Bruno Bertez: “La sola soluzione è la distruzione dei debiti eccessivi, improduttivi, inadatti, fittizi. In breve: la ristrutturazione, le moratorie, le conversioni.  Prepararsi in modo che quando ciò si scatenerà, siano pronti i dispositivi perché questo  resti ordinato”:

Vi pare che le  nostre cosiddette classi dirigenti siano all’altezza? Culturalmente preparate a prevedere e a gestire   la distruzione dei debiti in modo ordinato e saggio? Da Francoforte a Bruxelles, da Wall Street a Londra e a Roma, continuano  a   far finta di credere che i debiti saranno onorati.

Fonte: Blondet & Friends Maurizio Blondet