Quando gli dei si ibridarono con gli uomini per creare degli schiavi – Miti sumerici e assiro-babilonesi

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Proponiamo un brano tratto da Hybris, il capitolo 6 del libro L’origine dell’uomo ibrido, il paragrafo intotolato Le divinità mesopotamiche creano gli uomini.

Nelle mitologie sumeriche e assiro-babilonesi, gli dei creano gli uomini perché avevano bisogno di forza lavoro. Creano degli schiavi ibridando la loro razza con un tipo di umanità inferiore. Non si tratta di ibridazioni realizzate con chissà quali tecnologie ma, come tutti possono leggere, di semplici accoppiamenti alla vecchia maniera.

Inoltre viene proposta l’associazione tra i biblici figli di Dio (la discendenza di Set) con le divinità dei miti accadici e tra i bilbici figli dell’uomo (la discendenza di Caino) con l’umanità bestiale presente nelle stesse mitologie. Come in Genesi 6 si parla degli incroci tra le due stirpi e del successivo diluvio, così si legge anche nella mitologia mesopotamica: gli dei si mescolano con gli uomini selvaggi e poi arriva il cataclisma. Entrambi i testi parlano di ibridazioni tra tipi umani diversi, ciò che, secondo la paleogenetica, sarebbe avvenuto realmente tra Sapiens, Neanderthal, Denisova e altri ominidi… Si tratta di coincidenze? Può essere. Però coincidenze interessanti. Buona lettura.

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Tra i miti più antichi che possiamo leggere ci sono quelli dei sumeri, pervenutici su tavolette di argilla scritte millenni prima che gli autori sacri componessero il Primo Testamento. Gli dei sumeri venivano chiamati Anunna o Anunnaki. Giovanni Pettinato, forse il più grande esperto italiano di lingue mesopotamiche, c’informa che il termine significa progenie principesca[1], significato sovrapponibile a quello dei biblici figli di Dio. Saranno queste divinità a creare gli uomini. Il lettore deve sapere che la mitologia sumera comprende numerosi testi composti a distanza di secoli l’uno dall’altro. Come per il Primo Testamento, anche in questi miti si possono rintracciare tradizioni diverse e non sempre coerenti l’una con l’altra. Persino i nomi degli Anunna possono variare da un testo all’altro. Non solo: spesso le tavolette sono rotte, dei frammenti sono andati persi, alcune righe sono indecifrabili ed è difficile ricostruire l’ordine cronologico degli eventi trattati nei diversi miti. Nel racconto della creazione chiamato Enki e Ninmah si narra l’origine dell’uomo. Comunemente si crede che, avendo gli dei creato gli uomini, prima di quest’atto creativo non esistesse nessun tipo di umanità e, di conseguenza, altri testi che descrivono un’umanità primitiva si ritiene che debbano riferirsi a momenti successivi all’episodio narrato in Enki e Ninmah. Leggiamone l’inizio:

«Nei giorni antichi, nei giorni, in cui cielo e terra furono separati, nelle notti antiche, nelle notti, in cui cielo e terra furono separati, negli anni antichi, negli anni, in cui i destini furono fissati, quando gli Anunna furono generati, quando le dee furono prese in moglie, quando le dee furono assegnate al cielo e alla terra, quando le dee furono messe incinte e partorirono, quando gli dei erano obbligati al duro lavoro, per provvedere al loro sostentamento, allora i grandi dei soprintendevano al lavoro, mentre i piccoli dei portavano il canestro di lavoro!»[2]

Prima di tutto colpisce il fatto che anche gli dei lavorassero. Lavori pesanti, forse senza neanche il giorno di riposo, che sarà introdotto più tardi.

«Gli dei scavavano i canali e accumulavano terra in Harali; essi dragavano la creta, però si lamentavano della loro vita!».[3]

E ci crediamo! Ci lamentiamo noi esseri umani figurati se sei un dio e sei costretto a scavare tutto il giorno sotto al sole. Un testo assiro babilonese narra lo stesso episodio. Si tratta del mito di Atramhasis, che inizia così:

«Quando gli dei erano uomini, sottostavano alla corvèe, portavano il canestro di lavoro; il canestro di lavoro degli dei era troppo grande, il lavoro oltremodo pesante, la fatica enorme».[4]

Forse a causa dell’assenza di sindacati divini, gli dei si ribellano:

«per 2500 anni gli Igigi[5] l’enorme corvèe sopportarono giorno e notte. Essi però mugugnavano, rodendosi il fegato, rimuginando mentre scavavano: “Orsù! al nostro soprintendente, il maggiordomo, vogliamo rivolgerci, affinché egli ci liberi dalla nostra pesante corvèe; il signore, il mentore degli dei, l’eroe, orsù! snidiamolo dalla sua abitazione! […] Ora, proclamate lo stato di guerra; affrontiamo la guerra e la battaglia!” Gli dei prestarono ascolto alla sua incitazione; nel fuoco gettarono i loro arnesi di lavoro, le loro zappe essi gettarono nel fuoco, con i loro canestri di lavoro fecero un falò».[6]

Bisogna ammettere che queste divinità si comportano da veri uomini. Ma se si trattasse dei discendenti dei figli di Dio, dei setiti, che fine avrebbero fatto i cainiti figli dell’uomo? Il testo sumerico Tenzone tra pecora e grano potrebbe risponderci:

«Uttu[7] non era ancora nata, la corona non veniva ancora portata, Ennimgirsi[8], Enkalkal[9] non erano ancora nati, Sakkan[10] non andava ancora fuori verso la steppa. L’umanità primordiale non sapeva mangiare il pane, non sapeva coprirsi con vestiti, il popolo andava a quattro zampe, mangiava erba con la bocca come le pecore, beveva acqua dai fossi».[11]

Il testo ci lascia intendere che ci troviamo in un tempo antichissimo, tanto che alcune divinità non erano ancora nate. Però era già presente quell’umanità animalesca che potrebbe benissimo corrispondere alla discendenza dei cainiti. L’Introduzione dei cereali a Sumer, altro testo sumerico, comincia così:

«La gente mangiava come le pecore l’erba con la bocca. In quei giorni lontani […]».[12]

Nel mito sumerico del diluvio, che ci è pervenuto molto frammentato, il testo leggibile inizia con il discorso diretto di una divinità:

«Io desidero por fine alla confusione della mia razza umana, per Nintu[13] desidero fermare l’abbruttimento delle mie creature; io desidero che il popolo esca fuori dalle caverne».[14]

Possiamo quindi immaginare che in un tempo imprecisato, nel Vicino Oriente, coabitassero due civiltà, entrambe geneticamente umane ma profondamente diverse: una primitiva, che viveva nelle caverne, con uno stile di vita scimmiesco, ferma all’età della pietra; l’altra sviluppata, organizzata a livello sociale e tecnologicamente avanzata. Ad un tratto questi uomini simili a dei si ribellarono e smisero di lavorare. Fu allora che gli altri dei, che li comandavano, trovarono una soluzione originale. In Enki e Ninmah leggiamo che la dea Namma propone ad Enki (che insieme ad Anu e Enlil forma la triade divina più importante):

«Figlio mio, alzati dal tuo letto, tu che in virtù della tua saggezza comprendi ogni arte; crea un sostituto degli dei, affinché essi possano liberarsi del canestro di lavoro!».[15]

Nel mito di Atramhasis la soluzione è identica, anche se a proporla non è Namma ad Enki ma un’assemblea di Anunna alla dea madre:

«Essi convocarono la dea e chiesero alla dea-madre degli dei, la saggia Mami[16]: “Tu sei la dea-madre, creatrice dell’umanità, crea l’uomo primigenio, ché possa portare il giogo; possa portare il giogo, l’incombenza di Enlil, possa l’uomo sollevare il canestro di lavoro degli dei”».[17]

Per le tradizioni mesopotamiche dunque, l’uomo non viene creato da Dio a sua immagine e somiglianza, come principe dell’universo; gli uomini vengono prodotti dalle divinità che avevano bisogno di forza lavoro, come uno schiavo. La prospettiva è ben diversa. Le due visioni sembrano inconciliabili. Ma andiamo avanti nella lettura. Mami risponde all’assemblea:

«Io non ho il potere di fare ciò, solo con l’aiuto di Enki è possibile la sua realizzazione; è proprio egli che può rendere pura ogni cosa che egli mi dia dell’argilla, in modo che io possa far ciò».[18]

Le divinità non sono onnipotenti, devono collaborare se vogliono realizzare un progetto, esattamente come gli umani. Inoltre torna il simbolo dell’argilla che successivamente utilizzerà la tradizione jahvista. In questo caso è ovvio che non si debba intendere l’argilla in senso letterario, dato che serviva un dio specifico per procurarla. Enki prende la parola:

«Per il primo, il settimo e il quindicesimo giorno del mese voglio istituire un rito purificatorio, un bagno. Che un dio venga immolato, e quindi gli dei si purificheranno mediante immersione. Con la sua carne e il suo sangue possa Nintu mescolare l’argilla, in modo che dio e uomo siano mescolati insieme nell’argilla».[19]

Dio e uomo mescolati insieme. È interessante che mentre nella Genesi l’uomo è creato perfetto e sarà il peccato a mescolare la sua natura, nella mitologia accadica le divinità creano mescolando … In un altro mito assiro babilonese, l’Enuma Elis, cambiano i protagonisti ma il concetto è sempre lo stesso. Qui il creatore è il dio Marduk:

«Io voglio coagulare il sangue e formare le ossa, voglio far esistere Lullu, il cui nome sarà “uomo”. Voglio creare l’uomo-Lullu, al quale sarà imposta la fatica degli dei, in modo che questi trovino la pace».[20]

L’assirologo Giuseppe Furlani spiega così il termine Lullu:

«Lullu ha il significato di “stupido, scemo”. Infatti secondo il concetto babilonese gli uomini sono, in confronto con gli dei, immensamente stupidi ed ignoranti. Secondo il Landsberger invece, […] Lulla awilu, come egli scrive, avrebbe il valore di uomo selvaggio, quindi uomo primitivo, uomo originario».[21]

Nel Sumerian Lexicon[22] al termine Lu, la particella ripetuta in Lullu, è associato il significato to mix, mescolare. Mentre il Dio biblico crea separando, le divinità mesopotamiche creano mescolando. In Enki e Ninmah la creazione dell’umanità è narrata in modo diverso ma non meno interessante:

«[Enki] il saggio, l’intelligente, l’accorto che conosce tutto ciò che è perfetto ed artistico, il creatore che forma ogni cosa, fece apparire il Sigen ed il Sigsar (= la matrice o meglio le ovaie[23]), Enki stese il suo braccio verso di esse e là crebbe un feto! Enki, il creatore, dopo aver infuso parte della sua intelligenza all’interno della creatura, sua emanazione, a sua madre Namma rivolse la parola: “Madre mia, alla creatura che tu avrai formato, imponi la corvèe degli dei! Dopo che tu avrai mescolato l’interno della fertile creta dell’Abisso, Sigen e Sigsar gratteranno la creta e tu allora farai esistere i loro arti, Ninmah[24] sia la tua aiutante; Ninimma, Suzianna, Ninmada, Ninbarag, Ninmug, Dududuh ed Eresgunna[25] Possano assisterti durante il parto”»[26].

La creazione dell’uomo sembra un’operazione di procreazione assistita: abbiamo le ovaie, il feto e pure le ostetriche. Nonostante ciò, qualcosa non va per il verso giusto:

«Allora Ninmah prese in mano la pura creta dalla cima dell’Abisso, e con essa modellò, per primo, un uomo che non riusciva a chiudere le sue deboli mani allargate. […] Come secondo, essa modellò un uomo che aveva gli occhi sempre aperti, rifletteva la luce, […] Per terzo, essa modellò uno con ambedue i piedi gonfi, con i piedi paralizzati. […] Essa modellò, per quarto, un idiota; il progenitore di esso era un Subareo. […] Per quinto essa modellò un uomo che non riusciva a trattenere l’urina; […] Per sesto essa modellò una donna che non poteva partorire […] Per settimo essa modellò un uomo che non aveva pene, non aveva vulva; […] Ninmah allora buttò per terra la creta che teneva stretta in mano, e ci fu un silenzio di tomba!».[27]

Due paralitici, un cieco, un idiota e tre individui con problemi all’apparato riproduttivo: non sono i risultati dell’atto creativo di una divinità onnipotente. Nel quarto tentativo viene menzionato anche il progenitore dell’idiota. Poco dopo ci prova Enki e la descrizione del suo tentativo è meno simbolica:

«quindi si rivolse a Ninmah: “Riversa il seme che il pene eiacula nel grembo di una donna e la donna partorirà il seme del suo grembo!” Ninmah allora condusse da Enki una donna, perché portasse quel seme. Quella donna però lo rigettò fuori dal suo grembo, perché non si compissero i suoi giorni; ed ecco esso era Umul: il suo capo peloso era malato, il suo … era malato, i suoi occhi erano malati, il suo collo era malato; la gola era chiusa, le costole erano contorte, i polmoni erano malati, il cuore era malato, gli intestini erano malati; le sue mani sempre penduli non riuscivano a portare pane alla bocca, la spina dorsale era paralizzata, la testa soffriva di emicrania; le gambe erano deboli, i piedi erano deboli; egli non poteva recarsi al campo: così egli lo aveva modellato!».[28]

Adesso è chiaro: la creazione dell’uomo avviene attraverso la fecondazione di un ovulo femminile da parte del seme maschile. Se i due gameti fossero stati entrambi divini, avrebbero generato una divinità; al contrario, se fossero stati gameti primitivi avrebbero generato un individuo primitivo. Ecco perché ci si riferisce alla creazione come a un mescolamento:

«possa Nintu mescolare l’argilla, in modo che dio e uomo siano mescolati insieme nell’argilla».

Dio e uomo mescolati insieme. Figli di Dio e figlie dell’uomo mescolati insieme:

«Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero loro delle figlie, i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle (adatte, altra traduzione possibile del termine originale ebraico) e ne presero per mogli a loro scelta» (Gen 6,1s).

I figli di Dio biblici, le divinità della mitologia mesopotamica, videro che le figlie dell’uomo erano adatte per generare schiavi intelligenti che facessero il loro lavoro. Il peccato di Adamo fu un peccato di superbia: Adamo voleva crearsi una sua discendenza e causò il mescolamento, l’ibridazione, di un ramo dell’umanità; più tardi altri figli di Dio peccarono allo stesso modo, per creare degli schiavi: si mescolarono coi figli dell’uomo e causarono l’estinzione completa della propria discendenza. Come nella Bibbia si nominano i nephilim, che alcuni esperti di ebraico traducono con aborti, anche qui assistiamo ad un parto prematuro, eventualità non rara nella procreazione di ibridi. La nascita prematura può essere una difesa delle femmine che partoriscono prima che il feto raggiunga una dimensione eccessiva in proporzione al proprio corpo e può avvenire nel caso di concepimenti ibridi, quando il padre è molto più grande della madre.[29] Casualmente i parti della specie umana sono tutti prematuri:

«la gravidanza della donna ha subito un marcato accorciamento […] i bambini dovrebbero nascere sette o otto mesi (stima di Passingham) oppure un anno (stima di Portmann e Montagu) dopo i nove mesi che in realtà passano in utero».[30]

Inoltre si accenna al capo peloso di Umul, dettaglio che accerta la somiglianza del nuovo individuo con esseri inferiori. A proposito d’individui pelosi, nel mito accadico che ha come protagonista Gilgamesh, si narra la creazione di Enkidu:

«Aruru[31] lavò le sue mani, prese un grumo di creta e lo piantò nella steppa. Essa creò un uomo primitivo, Enkidu, il guerriero, seme del silenzio, la potenza di Ninurta[32]. Tutto il suo corpo era coperto di peli, la chioma era fluente come quella di una donna, i ciuffi dei capelli crescevano lussureggianti come grano. Egli non conosceva né la gente né il Paese; egli indossava una pelle di animale come Sumukan[33]. Con le gazzelle egli bruca l’erba, con i bovini egli sazia la sua sete nelle pozze d’acqua. Con le bestie selvagge, vicino alle pozze d’acqua, egli si soddisfa».[34]

Nel mito Lugal-e sumero, viene narrata la nascita del mostro Asag, figlio del dio An e della biblica terra:

«An ha inseminato la verdeggiante terra, o Ninurta, essa un eroe senza ritegno alcuno, Asag, gli ha partorito, […] o mio re, egli è figlio spurio, uno che non conosce padre, un vero assassino del Kur[35]! Egli è un giovane prodotto dagli escrementi, uno svergognato! O Ninurta, Asag è un giovane che provoca paura, che si compiace delle sue fattezze. […] ma Asag, nel frattempo ha sconvolto il cuore del Kur, disseminando ovunque il suo seme».[36]

Qui il testo non lascia spazio a dubbi: l’unione di una divinità con la terra ha generato un figlio spurio, un bastardo, un ibrido. E Asag diventa un eroe, un uomo potente, forse grazie a quella legge biologica che in alcuni casi può favorire i prodotti degli incroci, ciò che i genetisti chiamano vigore dell’ibrido.

«C’erano sulla terra i giganti a quei tempi – e anche dopo -, quando i figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano loro dei figli: sono questi gli eroi dell’antichità, uomini famosi» (Gen 6,4).

Ancora una volta il mito, letto in questa prospettiva, si accorda perfettamente al testo biblico. Nel testo accadico Creazione del re, leggiamo cos’avviene dopo la creazione dell’uomo schiavo:

«Enlil, l’eroe dei grandi dei, gli assegnò come nome Uomo Lullu e ordinò di addossargli la corvèe di lavoro degli dei. Ea[37] iniziò a parlare, rivolgendo la parola a Belet-ili[38]: “Belet-ili, la signora dei grandi dei, sei tu: tu hai creato l’uomo-Lullu, modella ora il re, l’uomo-consigliere per eccellenza! Rivesti la sua figura di bontà, tratteggia i suoi tratti armonicamente, fai bello il suo corpo!”»[39]

Il mito narra, per i re, un’origine differente rispetto a quella dei sudditi: questo spiegherebbe i matrimoni incestuosi, ad esempio, dei faraoni, che si sposavano tra fratelli per non diluire il patrimonio genetico della discendenza. Tuttavia la creazione dell’uomo schiavo riesce ad offrire una soluzione al problema del lavoro solo momentaneamente perché ben presto si rivela controproducente, tanto che gli dei decidono di sterminarlo. Leggiamo nel mito di Atramhasis:

«Non erano ancora trascorsi 1200 anni, che il paese si estese a dismisura, gli uomini divennero sempre più numerosi. Il paese rumoreggiava come un toro, il dio si inquietò per il loro frastuono. Enlil udì il loro clamore; così parlò ai grandi dei: “Il tumulto dell’umanità mi è diventato insopportabile, a causa del loro frastuono non posso prendere sonno! Date l’ordine affinché vi sia un’epidemia!”»[40]

Dopo l’epidemia gli dei crearono una carestia. Si verificarono casi di cannibalismo:

«Essi tagliarono i rifornimenti di cibo per la gente, le verdure furono scarse nei loro stomaci; in alto, Adad[41] fece scarseggiare la sua pioggia di sotto, furono bloccati i fiumi e dall’abisso non salì più acqua; i campi diminuirono i loro prodotti, Nisaba[42] allontanò le sue mammelle! […]le verdure non spuntarono più, e le pecore non ingrassarono; la pestilenza si diffuse tra la gente; gli uteri si restrinsero e non fecero nascere bimbi. […] Quando giunse il secondo anno essi esaurirono le riserve. Quando giunse il terzo anno, le loro sembianze erano cambiate a causa della fame. Quando giunse il quarto anno le loro lunghe gambe si accorciarono. Le loro ampie spalle si restrinsero essi camminavano piegati per strada; quando giunse il quinto anno, la figlia guardò la madre entrare in casa; ma la madre non apre la sua porta alla figlia. La figlia controllava la bilancia nel vendere la madre, la madre controllava la bilancia nel vendere la figlia. Quando giunse il sesto anno, essi servirono come pranzo la figlia, essi servirono il figlio come cibo».[43]

Infine gli dei scatenarono il diluvio. Come nella Bibbia, che è molto più sintetica, all’unione dei figli di Dio con le figlie dell’uomo fa seguito il diluvio. Il tema del grande cataclisma narrato dalla Bibbia e da centinaia di miti antichi è troppo ampio per essere trattato e quindi sono costretto a saltarlo. Approfitto, però, per porre solo una domanda: dato che nei miti mesopotamici il diluvio è scatenato dalle divinità e dato che questi miti precedono di millenni la stesura del racconto biblico, sarebbe troppo azzardato ipotizzare che gli autori sacri abbiano sostituito i mandanti originali con Yahweh per demitizzare le epopee che circolavano nel Vicino Oriente, riconducendo la cause seconde alla causa prima? [Continua su L’origine dell’uomo ibrido].

[1] Mitologia sumerica, a cura di Giovanni Pettinato, UTET, 2001, p. 528.

[2] Ivi, p. 408.

[3] Ibidem.

[4] Mitologia assiro-babilonese, a cura di Giovanni Pettinato, UTET, 2005, p. 314.

[5] Altro nome con cui vengono chiamate le divinità.

[6] Cit., pp. 316-317.

[7] Divinità figlia di Enki e Ninkurra.

[8] Divinità identificata in seguito con Dumuzi.

[9] Altra divinità.

[10] Divinità del bestiame.

[11] Cit. p. 428.

[12] Cit, p. 425.

[13] Divinità, signora del parto.

[14] Cit., p. 147.

[15] Cit., p. 409.

[16] Un altro nome per la dea Nintu.

[17] Cit., p. 323.

[18] Ibidem.

[19] Ivi, p. 324.

[20] Ivi, pp. 136-137.

[21] Giuseppe Furlani, Miti babilonesi e assiri, Sansoni, 1958, p. 98.

[22] John A. Halloran, Sumerian Lexicon, Version 3.0, p. 12, scaricabile dal sito sumerian.org.

[23] Il testo tra parentesi è dell’originale, non è una mia aggiunta.

[24] Una delle dee madri sumeriche.

[25] Sette divinità femminili.

[26] Cit., pp. 409-410

[27] Ivi, pp. 411-412.

[28] Ivi, pp. 412-413.

[29] Le mie osservazioni personali, per quello che possono valere, indicano che una tendenza simile è presente ancora oggi negli esseri umani: quando l’uomo è molto più grande della donna, i figli tendono a nascere prima del compimento della quarantesima settimana.

[30] Stephen Jay Gould, Questa idea della vita, Codice Edizioni, Le Scienze, 2015, p. 68.

[31] Altro nome per la dea Nintu.

[32] Figlio di Enlil.

[33] Dio del bestiame.

[34] Cit., pp. 442-443.

[35] Il Kur era una regione.

[36] Cit., p. 198.

[37] Altro nome per Enki.

[38] Madre di Ninurta.

[39] Cit., p. 433.

[40] Ivi, pp. 329-330.

[41] Dio della pioggia.

[42] Dea dell’agricoltura.

[43] Cit., pp. 358-360.

  • Gianni

    Il libro biblico di Genesi fu scritto da Mosè nel 1513 a. C. Il diluvio universale si verificò nel 2370 a. C. I fatti relativi perciò alla progenie ibrida (i Nefilim) sono antecedenti di almeno un secolo.

    Quando poi alla torre di Babele il genere umano fu diviso in campo linguistico, ogni nuovo gruppo linguistico portò cin sé il ricordo di quei fatti, che, come si può immaginare, col tempo furono abbelliti e coloriti a proprio piacimento.

    Pertanto non fu Mosè a “copiare”. Furono i sumeri e altri popoli antichi a fantasticare sui fatti realmente accaduti più di 4 mila anni fa.