Queste impronte potrebbero falsificare la teoria (neo)darwiniana: siamo vicini a una nuova visione dell’uomo?

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La notizia è passata senza fare troppo rumore, come se si trattasse di una tra le tante scoperte scientifiche. Tra i vari siti che si occupano di questi argomenti, solo Focus ha provato a darle il giusto risalto, titolando: «Le impronte fossili che potrebbero cambiare la storia dell’evoluzione umana» (clicca qui per leggere il pezzo).

Di cosa si tratta? Alcuni scienziati hanno pubblicato uno studio su questa rivista in cui spiegano che a Creta hanno trovato una serie di 29 impronte fossili simili a quelle di un uomo. Perché tanto clamore? Per la datazione: quelle impronte, infatti, sono state lasciate da un essere simile a un uomo ben 5,7 milioni di anni fa. E quale sarebbe il problema? Semplice: secondo l’attuale teoria neodarwiniana, nessuna creatura simile a un uomo poteva esistere 5,7 milioni di anni fa.

Questa nuova scoperta ben si accorda con quanto ipotizzato in un libro appena pubblicato, «L’origine dell’uomo ibrido» (clicca qui per andare al libro). Citiamo dal capitolo 8, Animali umani:

«[…] una cosa sono i dati scientifici, un’altra è l’interpretazione di quei dati che gli scienziati possono fornire, creando una teoria. Gould ha scritto che i dati non «parlano» da soli ma vengono letti alla luce della teoria. Mentre i dati scientifici, in quanto tali, non possono che essere sempre veri, le teorie possono anche essere sbagliate. Per entrare nel merito: noi abbiamo diversi dati scientifici che ci dicono che in passato sono vissute forme umane differenti dalla nostra. Questo è assodato. Ma perché sono vissute queste forme umane differenti? La teoria che oggi domina incontrastata è quella dell’evoluzione: da un tipo umano più bestiale, vissuto nel passato remoto, si sarebbe giunti a forme più moderne vissute in tempi più recenti. Questa teoria, che non fa una piega, implica che i dati scientifici, in questo caso i fossili di ominidi e i manufatti da loro prodotti, seguano una certa progressione temporale: se l’Homo sapiens si è evoluto dall’Homo habilis, che è vissuto 2milioni di anni fa, non possiamo trovare il fossile di un sapiens in uno strato geologico vecchio di milioni di anni altrimenti la teoria dell’evoluzione crollerebbe».

Il discorso è semplice: se l’uomo si è evoluto da specie pre-umane, dobbiamo trovare nel passato remoto i fossili di queste specie e in tempi più recenti i fossili di uomini. Se si scopre che nel passato remoto hanno convissuto forme pre-umane e umane, diventa chiaro che queste ultime non si possano essere evolute dalle prime.

A questo punto sorge spontanea una domanda: siamo sicuri che le impronte di Creta siano vecchie di 5,7 milioni di anni? Non potrebbe esserci stato un errore nella datazione?

Citiamo ancora L’origine dell’uomo ibrido che nel paragrafo Quant’è antico l’uomo? parla di altre impronte umane che provengono da un’epoca sbagliata

«Anche un paleontologo del calibro di Louis Leakey credeva che nel passato avessero convissuto diverse forme umane. Non solo, lo scienziato britannico ebbe un’importante intuizione: «Non è possibile che [queste diverse forme umane] siano tutte varianti risultate da accoppiamenti incrociati tra Homo erectus e Homo sapiens?». L’intuizione trova una mezza conferma in un recente studio, coordinato da David Reich e pubblicato su Nature, in cui s’ipotizza un processo d’ibridazione tra proto uomini e proto scimpanzé durato milioni di anni. Se i tipi umani vissuti nel passato fossero stati generati da incroci, si spiegherebbero anche i buchi, altrimenti paradossali, del registro fossile:

sulla base delle nostre conoscenze dei fossili africani, il genere Homo può essere vecchio quanto le australopitecine. D’altra parte continuano a mancare prove certe di un qualunque cambiamento progressivo all’interno di una qualsiasi specie di ominide. [S. J. Gould]

Un modello simile implicherebbe che l’uomo moderno sia molto più antico di quanto la scienza ufficiale sia disposta a credere. Già nel 1984, l’antropologo Frank Spencer dichiarò:

Dall’accumularsi delle testimonianze fornite dagli scheletri, sembrerebbe che i resti ossei degli uomini odierni risalgano a tempi estremamente remoti, un fatto che a quanto pare, avrebbe dovuto indurre molti studiosi ad abbandonare o a modificare i propri punti di vista sull’evoluzione umana.

La teoria dell’evoluzione implica che l’origine dell’uomo moderno sia relativamente recente. Questa convinzione viene portata avanti con i metodi che abbiamo illustrato sopra [nei capitoli precedenti], metodi che venivano già denunciati dal grande paleontologo Sir Arthur Keith nel 1931:

In passato, è successo con grandissima frequenza che la scoperta di resti umani in un sito influenzasse l’opinione di un esperto circa l’età del deposito; la tendenza è stata quella d’interpretare la testimonianza geologica in modo che non andasse a scontrarsi in maniera clamorosa con la teoria delle origini recenti dell’uomo.

Che l’uomo moderno sia più antico di quanto risulti dal tradizionale modello evolutivo, ne è convinto anche il professor Charles Oxnard, che è perentorio: «La nozione convenzionale dell’evoluzione umana deve ormai essere seriamente modificata o anche respinta … è necessario indagare su concezioni nuove». Ma allora l’uomo moderno di quanto sarebbe più antico? A questo proposito ci limitiamo a citare un’interessante e bizzarra scoperta avvenuta a Laetoli, nel 1979, da parte della paleoantropologa Mary Leakey, moglie di Louis, che trovò delle impronte fossili su uno strato di ceneri vulcaniche solidificate. L’autrice della scoperta scrisse sul National Geographic che le orme «sembrano così umane, così attuali, per essere state trovate in un tufo tanto antico». L’antropologo Russell Howard Tuttle dichiarò:

La forma delle impronte non si potrebbe distinguere da quella lasciata da un uomo che proceda sicuro e abitualmente a piedi scalzi […] Sulla base strettamente morfologica, si potrebbero classificare le impronte definendole quelle di un Homo … dato che sono tanto simili alle orme di un Homo sapiens, ma l’età che è stata loro attribuita riuscirebbe forse a dissuadere molti paleoantropologi dall’accettare questa definizione. Ho il sospetto che se queste impronte non avessero una data, o se avessero una data più recente, la maggior parte degli esperti probabilmente ne accetterebbero l’attribuzione all’Homo.

Aggiungiamo anche la dichiarazione di un altro famoso paleoantropologo, Timothy Douglas White:

Cercate di non sbagliarvi a questo proposito. Sono come le impronte attuali dell’uomo. Se una di esse venisse lasciata oggi sulla sabbia di una spiaggia della California e a un bambino di quattro anni venisse domandato di cosa si tratta, risponderebbe subito che qualcuno ha camminato proprio lì. Non riuscirebbe a distinguerle dalle altre centinaia su quella stessa spiaggia, né le distinguereste voi. La morfologia esterna è identica. C’è un calcagno opportunamente conformato e attuale con un marcato arco e una pianta del piede ben delimitata davanti ad essa. L’alluce si trova su una linea diritta, e non si protende all’infuori come quello di una scimmia.

Insomma, sembrerebbe proprio che le impronte di Laetoli siano quelle di un uomo moderno. Ma c’è un problema, o meglio: c’è un problema per gli scienziati darwinisti. Nessun uomo avrebbe mai potuto lasciare quelle orme perché quel tufo è vecchio di quasi quattro milioni di anni! In quel periodo nessun Homo passeggiava per il pianeta, secondo la teoria dell’evoluzione; all’epoca, al massimo, si potevano trovare degli australopitechi, ma questi sono considerati simili alle scimmie e le scimmie, è risaputo, non camminano come le persone».

Quindi la recentissima scoperta di uomini che passeggiavano sul pianeta quasi 6 milioni di anni fa, ben si accorda con quanto già pubblicato nel libro che abbiamo citato. Che sia arrivato il momento di cambiare paradigma? Forse Louis Leakey aveva intuito qualcosa d’importante quando, osservando le diverse forme umane del passato, si è chiesto: Non è possibile che siano tutte varianti risultate da accoppiamenti incrociati tra Homo erectus e Homo sapiens? Forse ci stiamo avviciando a scoprire l’origine dell’uomo ibrido?

[Foto impronta di Andrzej Boczarowski]