REBORN DOLLS, MAMME DI UNA BAMBOLA

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  • di Francesco Volpi

Volti d’infante sembrano scrutarci dietro meravigliosi occhioni blu. Una faccina imbronciata pare preludere al pianto. I lineamenti rilassati e le palpebre abbassate c’invitano a non fare rumore per non svegliare il neonato assopito. Ma, dopo uno sguardo più attento, ci accorgiamo che quanto stiamo osservando non è reale. E’ gomma sapientemente assemblata nei minimi dettagli.

Il fenomeno

La tenerezza fa spazio prima allo stupore e poi allo sconcerto. Specie quando ci rendiamo conto della cura innaturale con cui il bambolotto viene trattato. E’ il fenomeno delle “Reborn dolls” (“bambole rinate”), esploso negli Stati Uniti e giunto in Italia da qualche tempo. A fare da traino all’ennesima follia collettiva è stato, ancora una volta, il web. Negli Usa i video circolanti su Youtube con protagonisti questi pupazzi rassomiglianti in tutto e per tutto a neonati in carne e ossa sono oltre 400 mila. Nel nostro Paese, invece, su Facebook sono fioccati gruppi segreti e pagine fan dedicati. Nei quali sedicenti mamme si scambiano consigli su come prendersi cura dei loro figlioletti di plastica.

Cosa sono

Le prime “Reborn” sono comparse sul mercato americano alla fine degli anni 90. Si trattava di lavori per lo più artigianali, realizzati in vinile, e riservate ai collezionisti. Niente a che fare con i vari “Cicciobello” e “Sbrodolina”, cioè giocattoli ad uso e consumo di un pubblico infantile. Le “bambole rinate” sono opere d’arte, realizzate al minimo dettaglio, con tanto di piegoline sulle braccia, espressioni iperrealistiche e pose naturali. Negli ultimi anni agli appassionati si sono affiancate anche donne (giovani e non), interessate a rendere queste imitazioni un surrogato di un neonato. E qui occorre fare un opportuno distinguo.

Da una parte, infatti, ci sono persone con seri disturbi psicologici, dovuti alla perdita di un figlio o all’impossibilità di averne. La bambola, in questo caso, colma una carenza affettiva o un vuoto emotivo. E’ un modo come un altro per superare il dolore e come tale merita rispetto. Dall’altra, invece, ci sono tante donne che, pur potendo, non hanno intenzione di diventare madri e si affidano alle “Reborn” solo per moda, con l’obiettivo, magari, di socializzare con altre ragazze o signore che viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda.

Come bambini veri

Il punto di ritrovo di queste ultime sono, come si diceva, pagine fan e gruppi social segreti, come “Il mio bimbo speciale”, preso di mira dalla pagina Fb satirica “Il signor distruggere” creata dal blogger Vincenzo Maisto, primo a parlare del fenomeno “Reborn” in Italia. I post scritti dalle sedicenti mamme sono francamente allucinanti. Un paio di utenti, ad esempio, si lamentano della mancanza di comprensione mostrata dai loro spasimanti che, portati a casa dopo una cena, sono rimasti sconvolti nel vedere una bambola adagiata dolcemente all’interno di una culla e trattata come un bambino, e hanno interrotto ogni contatto con loro. Entrambe sostengono di essersi giustificate con i rispettivi possibili fidanzati dicendo loro di non volere figli. I commenti delle altre “mamme” sono tutti solidali. Alcune consigliano di far conoscere gradualmente i “bambini speciali” ai partner, altre invitano le due sfortunate a cercare un compagno nelle community dedicate alle “bambole rinate”, su cui ogni tanto si iscrive anche qualche uomo. “Non tutti hanno la sensibilità (sic!) per capire certe cose” commenta invece sdegnata un’altra utente.

Ai confini della realtà

Il delirio, tuttavia, non resta relegato solo nel privato. Le mamme di Reborn, sempre più spesso, tengono a ostentare il proprio status al di fuori della propria abitazione e si scambiano consigli con le più esperte per rendere ancora più realistica la finzione. Armate di passeggino o carrozzina girano per le strade o al parco mostrandosi indaffarate coi i propri bebè. Chi si fa vedere mentre armeggia con pappa e cucchiaino, chi mette della Nutella nel pannolino per simulare una pupù. Chi, infine, si reca dal medico e racconta, orgogliosa, dei complimenti ricevuti dagli altri pazienti per avere una bambina così silenziosa. Non manca, poi, chi decide di coinvolgere ignari estranei nella sua mania. E’ il caso, ad esempio, di una tata chiamata a sorvegliare il pupazzo che, intervistata successivamente da Maisto, ha confidato di essere rimasta scioccata dopo aver scoperto la verità. “La signora – ha raccontato – mi ha fatto entrare e mi ha anche detto di parlare a voce bassa perché la bambina dormiva“.

Costi

L’esplosione del fenomeno ha portato numerosi produttori a dedicarsi alla realizzazione di “Reborn”, vendute tramite i canali dell’ecommerce a un prezzo che può variare tra i 500 e i 20 mila euro al pezzo. Il costo dipende, ovviamente, dalla cura dei dettagli. Ad alcuni bambolotti, ad esempio, vengono innestati capelli veri. Ad altri sono inseriti magneti tra le labbra in modo da agevolare l’inserimento di ciucci e biberon. Su Youtube, poi, non mancano trial nei quali blogger del settore spiegano come creare le bambole e come “crescerle”.

Cosa dicono gli esperti

Sulla mania delle “Bambole rinate”, cominciano a esprimersi i primi psicologi. L’invito rivolto al pubblico è alla cautela. Affezionarsi a un oggetto non è di per sé indice di un disturbo mentale (quanti di noi sono ancora legati al peluche col quale dormivano da piccoli?). Ma è importante mantenere un contatto con la realtà, in modo da evitare pericolose degenerazioni e alienazioni. Tutto ciò, poi, non va confuso con la “Doll Therapy”, un approccio medico che mira a creare una sensazione di benessere nel rapporto con un bambotto, specie nelle persone malate di Alzheimer o con demenze senili.

fonte: interris