Regeni, per cercare la verità è necessario anche il nostro aiuto

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Regeni, le due piste da seguire

  • di Leonardo Tricarico

Per cercare la verità nello spinoso caso Regeni bisogna agire su due fronti. Il primo è quello britannico. L’apertura di un’indagine a Cambrige sul caso relativo al rapimento e all’uccisione del giovane studente friulano è una novità positiva, anche se avviene in forte ritardo rispetto all’inchiesta portata avanti in Egitto.

I risultati raggiunti sinora sono tutt’altro che incoraggianti e resteranno tali sino a quando non si conoscerà l’esatta dinamica di svolgimento dei fatti. Va poi aggiunto che nel complesso dal Regno Unito non sono arrivate quelle risposte che ci si sarebbe aspettati per riuscire a ricostruire la vicenda.

Diversi elementi fanno, poi, emergere la scarsa volontà di Cambrige di cooperare nelle indagini, a partire dalla ritrosia a collaborare mostrata da Maha Abdel Rahman, tutor di Regeni, che si è più volte sottratta dal confronto con la giustizia italiana. Mi risulta, ad esempio, che almeno una volta i nostri magistrati, per la mancata osservanza delle formali procedure della rogatoria nella richiesta formale dell’esame, abbiano fatto un viaggio a vuoto, non riuscendo nemmeno a trovarla.

Successivamente, insistendo, sono riusciti a mettersi in contatto con lei e ad avere un primo colloquio, che, tuttavia, si è rivelato insoddisfacente.

Il secondo fronte è quello egiziano. Fino a quando non si farà completa luce sulla vicenda sarà difficile che le relazioni diplomatiche fra Roma e il Cairo migliorino. Il recente arresto del generale Sami Anan fa capire di cosa sia capace il regime di Al Sisi. Se è in grado di trattare in modo spiccio questioni così importanti, figuriamoci che riguardi può avere per chi (come Regeni) può essere percepito come una spia, un sobillatore, un infiltrato inviato per aizzare proteste nella società civile e, in particolare, nel mondo del lavoro e del sindacato. Dobbiamo essere realisti sul tipo di risultato che ci si può aspettare senza, tuttavia, abbassare la guardia. L’ambasciatore italiano, da poco rientrato al Cairo, deve lavorare a pieno regime sulla vicenda.

Per cercare la verità è necessario un forcing costante, che parta dalla famiglia di Giulio e passi attraverso l’opinione pubblica, in modo da stimolare non solo la magistratura ma anche il governo italiano. Una pressione continua che impedisca alla macchina di fermarsi.

Leonardo Tricarico, Gen. S.A. 

Fonte: interris