Anche la Repubblica Ceca si schiera con Orban e l’Ungheria contro la UE

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Il primo ministro della Repubblica Ceca si dichiara con l’Ungheria di Orban contro la UE

Il primo ministro ceco Babis ha dichiarato il suo appoggio all’Ungheria dopo che i deputati europei hanno votato per le sanzioni contro Budapest.

L’Ungheria ha ricevuto il sostegno del primo ministro ceco Andrej Babis contro la decisione del Parlamento europeo che ha votato a favore dell’articolo 7 che potrebbe portare a sanzioni per l’Ungheria per le presunte violazioni delle norme dell’UE.

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Babis ha espresso il suo sostegno a Orban giovedì dichiarando che Praga appoggia la posizione di Budapest.

La “pericolosa” mossa dell’UE per punire l’Ungheria rivela la sua presa autoritaria ” ha dichiarato Vincent Kessler .

“Questa assurdità introduce solo sentimenti negativi nell’Unione europea”, ha dichiarato Babis al sito di notizie online “Parlamentni Listy “quando gli è stato chiesto del voto. “Invece di essere solidali nalla UE, c’è la politica”.

“Così, io sostengo (il primo ministro) Orban. Noi siamo alleati con l’Ungheria “, ha detto.

Babis, insieme a Orban e ai leader di Slovacchia e Polonia, ha tenuto a bada le richieste invasive di Bruxelles su una serie di questioni, tra cui le quote dei rifugiati.

Budapest, in particolare, è stata recentemente punita dall’Unione Europea per migranti presumibilmente maltrattati e anche per aver fatto pressione sui media.

Il sostegno vocale di Babis arriva dopo che gli eurodeputati europei hanno votato per attivare l’articolo 7 del Trattato dell’Unione europea del 2007, la sua arma più forte per portare gli Stati membri sotto scacco della UE.

Anche se non può espellere uno stato membro dall’Unione europea, Bruxelles può permettere al blocco di imporre sanzioni a Budapest, compreso lo spoglio del diritto di voto al Consiglio europeo.

L’Ungheria è il secondo Stato membro dell’UE contro cui è stato avviato un procedimento ai sensi dell’articolo 7.

Contro la Polonia era stato avviato il procedimento sanzionatorio lo scorso dicembre, a seguito delle riforme del sistema giudiziario.

Tuttavia, a differenza dell’Ungheria, il caso della Polonia non ha ancora dovuto affrontare un voto dei deputati europei.

Il voto, che ha superato 448-197 con 48 astensioni, è già stato criticato da Budapest, con il ministro degli Esteri Peter Szijjarto che lo ha definito “una meschina vendetta di politici pro-immigrazione contro l’Ungheria”.

Lo stesso Orban ha avvertito in vista del voto che l’Ungheria non si tirerà indietro di fronte al “ricatto” da parte dell’UE.

Ha promesso di proteggere i confini del suo paese e “ribellarsi” a Bruxelles se fosse necessario.

D’altra parte alcuni esponenti del partito di Orban hanno commentato che l’Ungheria ha saputo resistere ai carrri armati sovietici nel 1956, resisterà anche questa volta.

Tuttavia, a guastare il piano delle sanzioni dei tecnoburocrati di Bruxelles, entra il fatto che il sostegno di Babis potrebbe far fallire la procedura dell’articolo 7 contro l’Ungheria, una volta giunto al Consiglio europeo.

Perché questo avvenga, tutti i 28 capi di stato del blocco devono votare all’unanimità a favore delle sanzioni. Cosa improbabile.

La decisione dei deputati è stata considerata un aspetto della “presa autoritaria” dell’UE da parte dell’ex capo del partito UKIP, Nigel Farage.

Lo storico, filosofo e scrittore britannico John Laughland ha dichiarato a RT che la mossa è in effetti “demenziale”.

“È incredibile per me che il Parlamento europeo abbia fatto questo. Dal loro punto di vista, per il loro interesse personale istituzionale, è pazzesco.” Fonte tratto da Controinformazione