Lucano, ecco che succedeva a Riace quando Minniti era al posto di Salvini

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L’ammissione choc del braccio destro di Minniti: “Ho sempre agevolato Lucano”di Anna Pedri

Riace, 18 ott – Dopo che sono stati revocati gli arresti domiciliari al sindaco di Riace Domenico Lucano, accusato di favoreggiamento dell’immigrazione illegale e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti, il primo cittadino della città dei più famosi bronzi ha deciso di dormire in macchina.

Lo ha fatto in seguito al divieto di dimora a Riace disposto dal Tribunale dei Riesame affinché i reati non vengano reiterati.

Lucano si è detto “sereno” quando ha abbandonato Riace, forte della solidarietà che la sinistra unita gli ha dimostrato.

Domenico Lucano l’eroe di Riace

In primis quella di Roberto Saviano che in un tweet ha citato Dante per commentare la situazione un cui l’ormai ex primo cittadino è costretto a subire:

“Vien dietro a me, e lascia dir le genti: sta come torre ferma, che non crolla già mai la cima per soffiar di ventì. Dante. #Forzamimmo”.

Fin qui Lucano sembrerebbe un eroe, un martire, che sacrifica la propria vita e la propria libertà per poter continuare nel suo modello di accoglienza degli immigrati che è stato celebrato ovunque nel mondo.

Tanto che per non fare torto a nessuno dei tanti che gli hanno offerto ospitalità ha preferito dormire in macchina insieme ai suoi effetti personali che si è portato via da casa, vicino allo studio del suo avvocato.

Una scelta, quella di Lucano, che è stata celebrata dai giornaloni della stampa mainstream che tuttavia tacciono un’altra notizia, fondamentale per capire la pasta di cui il primo cittadino di Riace è fatto.

In un’intervista al Corriere della Sera è il prefetto Mario Morcone, ex capo di gabinetto di Minniti e presidente del consiglio italiano per i rifugiati, a compiere un clamoroso autogol, e a dichiarare di aver sempre protetto Lucano.

Parole choc, che sono una chiara ammissione della totale illegalità in cui l’ex sindaco di Riace ha portato avanti i suoi affari, in nome di un modello di integrazione e accoglienza imperniato su quella che di fatto è una vera sostituzione di popolo.

La dichiarazione choc di Morcone

Morcone afferma: “un paio di anni fa l’Anci, l’associazione dei Comuni da cui dipendono i progetti Sprar, aveva rilevato che molte cose non andavano nella gestione da parte di Lucano”.

E scende più nel dettaglio, spiegando che “Lucano faceva entrare nel sistema di accoglienza chi sceglieva lui, non ascoltava le indicazioni, commetteva errori nelle rendicontazioni”.

Per questo il ministero dell’Interno ha avviato i controlli del caso e poi denunciato Lucano, poiché “L’esito delle verifiche compiute della prefettura adombrava anche un rilievo penale e per questo si è deciso di mandare la relazione finale alla Procura”.

Ma non è tutto, perché Morcone afferma di aver incontrato più volte Lucano per invitarlo a “mettersi in regola”, trovandosi davanti un uomo in preda a un “delirio dovuto alla sovraesposizione”, che “giocava una partita seguendo le sue regole”.

Ma fidandosi di Lucano e non pensando che dagli illeciti derivasse un tornaconto personale, Morcone ha sempre “agevolato” l’ex sindaco di Riace, aiutandolo a “ottenere lo sblocco delle somme di cui aveva diritto perché sapevamo che servivano a garantire l’accoglienza agli stranieri che erano richiedenti asilo”.

In tutto questo l’allora ministro degli Interni Marco Minniti era informato e sollecitava i richiamo a Lucano, raccomandando tuttavia di “non forzare la situazione quindi fare di tutto per non interrompere i pagamenti o minacciare di sgomberare il centro inserito nello Sprar”. Fonte: IL PRIMATO NAZIONALE

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