Riscaldamento globale, la marcia indietro degli scienziati “allarmisti”

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  • di Enrico Salvatori

Alcuni ex scienziati “allarmisti” pubblicano un articolo su Nature Geoscience e ammettono di aver sovrastimato l’impatto della Co2 sul clima. Il ritmo del riscaldamento del pianeta è più lento del previsto

Gli autori dell’articolo – intitolato Emission budgets and pathways consistent with limiting warming to 1.5 °C – confessano che le previsioni apocalittiche contenute nell’ultimo rapporto di valutazione dell’Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change), nel quale si ipotizzava al 2022 un riscaldamento del pianeta pari a 1,5°C al di sopra dei livelli pre-industriali, non si avvereranno mai. Questo vuole dire che anche il calcolo del carbon budget– ovvero la quantità di Co2 che, a loro avviso, è necessaria per aumentare il riscaldamento globale di un certo grado – è errato.

In altre parole, hanno preso una cantonata. Sul Times, in un pezzo firmato da Ben Webster dal titolo We were wrong. Climate scientists concede, vengono riportate delle dichiarazioni di Michael Grubb, professore di energia internazionale e cambiamento climatico presso l’University College London, uno degli autori dello studio, il quale ammette chiaramente che le previsioni erano sbagliate. Nello stesso articolo Myles Allen, professore di scienza dei geosistemi presso l’Università di Oxford, altro autore del paper pubblicato su Nature, ha dichiarato: «Non abbiamo constatato, dopo il 2000, la rapida accelerazione del riscaldamento globale indicata dai modelli. Non l’abbiamo rilevata nelle nostre osservazioni», aggiungendo che il gruppo di modelli informatici utilizzati (circa una dozzina), messi a punto da università e istituti di ricerca pubblici in tutto il mondo, risale a un decennio fa. Quindi, «non c’è da sorprendersi che essi divergano un po’ dalle osservazioni».

Eppure gli scettici del cambiamento climatico che lui e i suoi colleghi hanno combattuto vanno ripetendo da anni che i modelli climatici dell’Ipcc sono “too hot” – troppo pessimistici. Lo ha detto anche, in un articolo di qualche anno fa, la Global Warming Policy Foundation (Gwpf – fondazione per le politiche contro il cambiamento climatico). Tesi ovviamente ignorata da Grubb e dai suoi colleghi, che hanno sempre cercato di marginalizzare e stigmatizzare la Gwpf, definendola a torto come un’istituzione negazionista al soldo di biechi interessi legati ai combustibili fossili.

Ora che è arrivata la prima conferma ufficiale che la CO2 non è la grande colpevole del cambiamento climatico e la prima ammissione che il pianeta non si sta riscaldando pericolosamente, molti osservatori si stanno domandando come mai la notizia non sia giunta prima dell’accordo di Parigi sul clima. E dato che ora questi esperti hanno ammesso di essersi sbagliati di grosso, ci si chiede ancora perché mai dovremmo fare affidamento sui loro modelli per impostare le nostre politiche energetiche. E visto che ci siamo, perché non ammettere che – almeno a Parigi – aveva ragione Trump?

fonte: tempi

  • serghiey

    “Ora che è arrivata la prima conferma ufficiale che la CO2 non è la
    grande colpevole del cambiamento climatico e la prima ammissione che il
    pianeta non si sta riscaldando pericolosamente”

    Dove avete letto questa conclusione nell’articolo di Nature?

    Comunque, a focalizzarsi su quando esattamente il pianeta si sia scaldato di una certa temperatura si perde la visione d’insieme della questione che si basa sui seguenti fatti:

    1) la temperatura del pianeta e’ aumentata e si e’ sta ancora scaldando
    2) si osservano conseguenze sul clima e sul livello dei mari

    A dire che c’e’ piu’ tempo senza dire per fare cosa e’ anche fuorviante, in quanto gia’ oggi:

    – le estensioni dei ghiacciai sui poli e sulle montagne si sono ridotti
    – gli ecosistemi sono sotto pressione, i mari si stanno acidificando, le specie si estinguono, le foreste si riducono di dimensione, i terreni perdono fertilita’
    – l’intera civilta’ si basa sull’uso di risorse limitate e che richiedono mano mano maggiore energia per la loro estrazione
    – l’energia pro-capite va divisa per un numero sempre maggiore di individui

    per non parlare di altre forme di inquinamento, precarita’ di chi vive in zone piu’ o meno estreme del globo, etc.

    Insomma c’e’ tanto da fare – adesso – che non si capisce che aumento di temperatura bisogna ancora aspettare per cominciare a fare qualcosa.

    Dimenticavo, voi informate per resistere, quindi che questo mondo resti com’e’ (o precipiti in qualcosa di peggiore) non deve farvi molta differenza.