Rohingya vittime di apartheid

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  • di Simone Pellegrini

Lo denuncia Amnesty International. Sibillina San Suu Kyi: “Immigrazione illegale porta terrorismo”

Nei confronti della minoranza rohingya il Governo del Myanmar sta perpetrando una discriminazione istituzionalizzata equivalente a una apartheid. Lo denuncia Amnesty International in un rapporto sulla crisi in corso nello Stato di Rakhine, in Myanmar.

Lo studio dell’organizzazione internazionale, durato due anni, parte dalle ondate di violenza, che hanno visto le forze di sicurezza uccidere rohingya, incendiare i loro villaggi e costringerli alla fuga: dal 2016 sono scappate in Bangladesh circa 700mila persone.

Perché è apartheid. I membri di questa minoranza in Myanmar vivono ghettizzati, non riescono ad accedere a cure mediche e all’istruzione, non possono nemmeno spostarsi da un villaggio all’altro o possono farlo al costo di soprusi da parte dei militari. Non hanno inoltre cittadinanza a causa della loro etnia. Tale condizione corrisponde da ogni punto di vista alla definizione giuridica del crimine contro l’umanità di apartheid contenuta nella Convenzione internazionale sulla soppressione e sulla punizione del crimine di apartheid e nello Statuto di Roma del Tribunale penale internazionale.

Le limitazioni riguardano anche l’espressione religiosa. Il divieto di raduni di oltre quattro persone, in vigore nelle zone a maggioranza musulmana, significa che i rohingya – quasi tutti musulmani – non possono prendere parte alle preghiere collettive. In tutto Myanmar le autorità hanno chiuso le moschee e i luoghi di preghiera sono in condizioni di degrado.

San Suu Kyi sibillina. La situazione tracciata da Amnesty rende difficile pensare a un ritorno nella loro terra dei 700mila rohingya rifugiati in Bangladesh. La loro delicata questione non ha trovato spazio nel corso del vertice tra i capi delle diplomazione dei Paesi asiatici ed europei, che si è tenuto nei giorni scorsi a Naypyidaw, capitale del Myanmar. “Conflitti e instabilità nel mondo sono in parte dovuti all’immigrazione illegale, che diffonde terrorismo, violenza e conflitti sociali”. Lo ha detto il consigliere di Stato e ministro degli Esteri del Myanmar, Aung San Suu Kyi. Possibile che il premio Nobel facesse riferimento anche ai rohingya, giacché gli appartenenti alla minoranza musulmana sono considerato in Myanmar migranti irregolari e responsabili di attacchi ai soldati locali.

Fonte: interris