Se il vip russo viene arrestato in Occidente: i 4 casi più controversi

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L’ultimo è stato il magnate Suleiman Kerimov, fermato in Francia pochi giorni fa. Ma altri oligarchi, ex ministri e persino quello che è considerato il “padrino politico” di Putin hanno avuto problemi con la giustizia in Europa o in America

Suleiman Kerimov, le ville e le tasse

“Aiutiamolo insieme! Ognuno per quello che può fare! Meglio con la preghiera! Non posso rimanere indifferente, perché riguarda l’uomo che ho amato e amo. Se siete con me, aiutate Suleiman… Io posso farlo solo con la preghiera”. Questa appassionata richiesta è stata fatta da una famosa ex ballerina e celebrità, Anastasia Volochkova, su Instagram. Confessando pubblicamente per la prima volta la relazione avuta con l’uomo d’affari, ha sollecitato il sostegno a Suleiman Kerimov, ventunesimo uomo più ricco di Russia, arrestato in Francia il 20 novembre.

Valerij Shariffulin/TASS

Il miliardario e senatore russo è stato arrestato al suo arrivo a Nizza e ha passato due giorni a rispondere alle domande della polizia, prima che il suo passaporto fosse confiscato e che fosse rilasciato su cauzione (5 milioni di euro). I pubblici ministeri gli contestano di non aver pagato decine di milioni di tasse dopo aver acquistato, attraverso intermediari, immobili di lusso sulla Riviera francese.

Il precedente sfortunato incidente di Kerimov in Francia era avvenuto nel 2006. Si era schiantato con la sua Ferrari mentre sfrecciava a Nizza e aveva riportato gravi ustioni. Si ritiene che fosse in macchina con la conduttrice televisiva Tina Kandelaki.

Mikhail Prokhorov, 16 ragazze e 200 preservativi

La Francia sembra essere un posto poco amichevole, almeno per alcuni oligarchi russi. Dieci anni prima che Kerimov venisse arrestato, un altro magnate russo, il miliardario Mikhail Prokhorov, aveva avuto un bel po’ di problemi.


Aleksandr Aleshkin/Global Look Press

Prokhorov fu arrestato sulle Alpi francesi, nella elegante località sciistica di Courchevel, in Savoia, nella valle della Tarantasia. La polizia fermò in totale 25 persone, tra cui 16 avvenenti ragazze che accompagnavano il miliardario, che fu accusato di gestire un giro di prostituzione nell’Europa occidentale. Come riportato dal quotidiano Kommersant, gli agenti trovarono 200 preservativi nel bagaglio di una delle donne, e pensarono di avere a che fare con una rete di prostituzione di alta classe.

Prokhorov trascorse quattro giorni nel quartier generale della polizia a Lione, prima di essere rilasciato senza accuse. Un procedimento penale contro di lui è stato chiuso due anni dopo per mancanza di prove.

Nel discutere sulle possibili ragioni dell’arresto del magnate, i media russi suggerirono che le autorità francesi probabilmente avessero voluto inviare un segnale ai nuovi ricchi russi, per spingerli a comportarsi in modo più sobrio quando si trovavano in territorio francese. Le feste di Prokhorov a Courchevel erano considerate tra le più chiassose. Tuttavia, nel 2011 tutto sembrava perdonato, quando l’oligarca ricevette il premio più alto della Francia, la Legion d’onore.

Evgenij Adamov e quei soldi per la sicurezza nucleare

Evgenij Adamov non era un miliardario, almeno ufficialmente. Era uno scienziato nucleare ed è stato a capo del ministero russo per l’energia atomica dal 1998 al 2001. In seguito ha lavorato come consulente per il primo ministro russo. Nel 2005 venne arrestato in Svizzera su richiesta delle autorità statunitensi.


Viktor Chernov/Global Look Press

In Russia l’arresto guadagnò le prime pagine di tutti i giornali, in quanto il fatto era ritenuto potenzialmente pericoloso per la sicurezza nazionale. Come ministro, Adamov aveva avuto accesso a informazioni sensibili, e le autorità russe avviarono una lunga battaglia giudiziaria contro la sua estradizione.

Gli americani accusavano Adamov di appropriazione indebita di 9 milioni di dollari dati da Washington a Mosca per migliorare la sicurezza negli impianti nucleari russi. Anche in Russia venne aperta un’indagine penale sull’ex ministro. Fu così che le autorità svizzere ricevettero due richieste di estradizione: una dagli Stati Uniti e un’altra dalla Russia. Gli svizzeri esitarono. All’inizio un tribunale elvetico decise di estradare il russo negli Stati Uniti, ma poi la decisione fu annullata e Adamov tornò in Russia.

Qualcuno pensò che le indagini in Russia fossero solo un pretesto per non consegnare l’ex ministro agli Stati Uniti, ma non era così. Almeno così sembrava nel febbraio 2008, quando Adamov fu condannato per abuso di ufficio e frode e fu condannato a cinque anni e mezzo di prigione. Ma due mesi dopo ha vinto in appello e la sua condanna è stata sospesa.

Pavel Borodin e la ristrutturazione del Cremlino

Finora Borodin è il russo di grado più alto che sia mai stato arrestato all’estero. Quando per lui scattarono le manette negli Stati Uniti, nel 2001, era il Segretario di Stato dell’Unione di Russia e Bielorussia. Negli anni Novanta era stato vicino al presidente Boris Eltsin, quando era a capo del dipartimento per la gestione della proprietà presidenziale. Ricoprendo quel ruolo, assunse l’attuale presidente russo Vladimir Putin. Il primo lavoro di Putin a Mosca, infatti, quando si trasferì da San Pietroburgo nel 1995, fu proprio nell’ufficio di Borodin. Putin fu il suo vice fino al marzo del 1996. Ecco perché Borodin è talvolta soprannominato il “padrino politico” di Putin.


Viktor Chernov/Global Look Press

L’arresto a New York era legato al lavoro di Borodin al Cremlino, dove aveva supervisionato la ristrutturazione della residenza presidenziale da parte di compagnie svizzere. Le autorità elvetiche hanno accusato il funzionario russo di riciclaggio di denaro sporco. Borodin fu estradato in Svizzera e dichiarato colpevole. Tuttavia, è stato obbligato a pagare solo una multa di 300.000 franchi svizzeri (258.000 euro). Poca cosa rispetto ai 30 milioni di dollari (25,3 milioni di euro) che avrebbe intascato durante i lavori di rinnovamento del Cremlino. Borodin non ha mai ammesso di essere colpevole, insistendo sul fatto che le accuse svizzere erano collegate a una lotta interna di potere in Russia.

Fonte: Russia Beyond