Se sei a terra non strisciare mai

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  • di Nicola Legrottaglie

“Sei sei a terra, non strisciare mai”.
Lo cantava Gianni Morandi, che oggi potrebbe aggiungere un altro verso, tipo: “…e non farlo soprattutto se sei felice”.

Mi ha fatto ridere l’esultanza di Matt Tootle, il difensore inglese che ha festeggiato un gol facendo l’imitazione di un verme, rantolandosi per terra.
Al di là dello scherzo, mi ha fatto riflettere sulla mancata esultanza, non tanto in campo, quanto fuori.
Io qualche gol l’ho fatto e posso garantirvi che si prova una gioia a tratti incontenibile.

Il gol, per un calciatore, è la gratifica per il suo lavoro, il coronamento del suo sogno da bambino, qualcosa, insomma, per cui non si può non provare gratitudine verso Chi ti ha passato il pallone. Quello di cuoio e quello metaforico, gonfio di tutto ciò che ti portato lì, in quel momento, in quella posizione.
La mia esultanza, quindi, era un’occasione per dire “grazie” e allo stesso modo, magari un po’ meno platealmente, lo faccio senza pantaloncini e scarpe da calcio.

Perché un gol e’ il buon voto di uno studente, l’operazione riuscita per un chirurgo o l’incendio spento per un vigile del fuoco. Ma lo è anche un abbraccio di tua moglie o un bacio di tuo figlio. Una birra con gli amici o i 27 gradi che a Cagliari ti portano al mare in ottobre. Quanti gol abbiamo da festeggiare nelle nostre giornate?

Così come nel calcio, dove oggi esulti e domenica prossima puoi uscire tra i fischi, questi momenti della vita non sono immutabili e infiniti. Godiamoceli pienamente quando li viviamo. Non perdiamo l’occasione di ringraziare Chi ci ha passato la palla.
Buon week end

Nicola Legrottaglie