Sfascisti e propositivi

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  • di Marcello Veneziani

Sul Corriere della sera di qualche giorno fa, nella risposta a un lettore, Aldo Cazzullo sposa l’idea che la politica italiana si possa dividere in due schieramenti, quelli del pro e quelli del contro.

I primi propositivi e costruttivi, i secondi invece bastian contrari, ostili a tutto, dall’euro ai migranti, dai vaccini alle riforme. È inutile aggiungere che l’identikit dei primi coincide con un arco che va dal centro alla sinistra, dai moderati ai progressisti; mentre i secondi sarebbero i populisti, le destre o “sovranisti”.

Se guardassimo le cose da un altro punto di vista potremmo dire esattamente l’opposto: da una parte ci sono quelli che vogliono difendere la sovranità popolare e nazionale, l’identità e la sicurezza dei popoli, il valore delle tradizioni e dell’ordine naturale, la famiglia e le comunità e dall’altra invece ci sono gli “sfascisti”, ossia coloro che reputano positivo e necessario sradicare i popoli, affrancarsi dalla natura e dalla tradizione, cancellare soglie e confini, dissolvere principi, pratiche, comune sentire e visioni su cui si fonda una civiltà.

A volte quel che si traduce in xenofobia, omofobia, islamofobia è amor patrio, amore della famiglia, amor di civiltà.

Se poi passiamo alla politica, da anni l’unico collante che tiene unite le forze di sinistra è l’odio per il Nemico, l’essere anti qualcuno che ci farebbe uscire dalla democrazia, dalla modernità, dalla legalità: ieri Berlusconi, oggi Trump o i populisti, oltre i soliti, eterni “fascisti” (più i grillini, naturalmente).

Infatti quando passano dall’opposizione al governo i suddetti “anti” si dividono e si sfasciano.

Li univa solo il loro essere contro. Come si vede, i pro e i contro si possono leggere a rovescio. Ora, io non dico che questa lettura sia vera e giusta e l’altra no. Probabilmente ci sono sfascisti e propositivi da ambo i versanti.

Ma dico soprattutto che ci sono almeno due punti di vista, anche se in Italia in vista è solo uno. L’altro non ha cittadinanza e visibilità. Così cresce la foresta nera dei populismi e nessuno sa poi spiegarsi perché.

fonte: marcelloveneziani