Sii paziente, aspetta il tuo autobus

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  • di Nicola Legrottaglie

Aspetta un altro po’. Un insegnante con 40 anni di precariato, a pochi mesi dalla pensione, ha ricevuto la telefonata con l’annuncio atteso da una vita: sei diventato “di ruolo”.

Certo, sembra più una beffa della burocrazia Italiana, ma mi ha ricordato molti casi in l’attesa è stata premiata.

In un libro che consiglio, ho letto la storia di una donna, Sara, che cercava un figlio e quando ormai pensava di non poterne più avere, in età avanzata, rimase incinta. Quel figlio fu il patriarca di una generazione che cambiò la storia di un intero popolo. 


Nel calcio, penso a Bearzot, che non si stancò di aspettare Paolo Rossi ai mondiali dell’82. Rimase a secco per le prime quattro partite. I giornalisti invocavano la sua sostituzione, ma il C.T. ci credette e lo aspetto’. Rossi vinse la classifica cannonieri, e noi fummo campioni del mondo.
Io, dopo la prima esperienza da allenatore, rimasi un po’ di mesi senza lavoro. Aspettavo la chiamata di una squadra di A, ma non arrivava. Mi offrirono alcune opportunità diverse, ma rifiutai. Volevo la serie A. Se avessi accettato, non avrei potuto andare a Cagliari, da cui mi chiamarono solo qualche giorno dopo.
E poi scene di tutti i giorni. Provate ad aspettare un autobus. Passano i minuti e non si vede. “Vabbè- si pensa – vado a piedi”. Giusto il tempo di allontanarti e l’autobus arriva. Perso.

Spesso non si vede il traguardo solo perché è dietro l’ultima curva. Se aspetti un lavoro, una persona, un’opportunità o l’amore, non ti stancare, perché se molli non vedrai mai la meraviglia che sta arrivando.
Sii paziente, aspetta il tuo autobus.

Nicola Legrottaglie