Siria: si riaccende il conflitto e gli Usa ritirano fuori la questione ‘armi chimiche’

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  • di Cristina Di Giorgi

Mentre Ankara continua a bombardare i curdi, gli Usa ritirano fuori la questione ‘armi chimiche’

Gli ultimi recenti sviluppi sulla guerra in Siria hanno visto, quanto a quel che sta accadendo sul campo, un’escalation militare notevole con particolare riferimento all’area del Paese a maggioranza curda. In queste ore, infatti, la Turchia risulta abbia notevolmente intensificato i bombardamenti su Afrin e Azaz, controllate dai curdi-siriani del Partito dell’Unione democratica (Pyd), che Ankara considera “organizzazione terroristica” al pari del Pkk, quest’ultimo recentemente fatto oggetto di raid in territorio iracheno.

Ed a proposito dell’offensiva in Siria settentrionale, lanciata da Erdogan il 20 gennaio, gli Stati Uniti hanno hanno espresso “preoccupazione” per quanto sta accadendo e chiesto “a tutte le parti” coinvolte di dare prova di “moderazione”. Così il segretario di Stato Tillerson che lunedì, in una conferenza stampa congiunta successiva all’incontro con il suo omologo britannico Johnson, ha anche riconosciuto il “legittimo diritto della Turchia di difendere i propri cittadini da elementi terroristici che potrebbero lanciare attacchi contro i cittadini turchi”. Scaricando così, almeno apparentemente, le Unità di protezione del popolo (Ypg), che fanno parte dell’alleanza che combatte l’Isis (e il presidente Bashar al Assad) con l’appoggio degli Stati Uniti.

Sempre Tillerson, inoltre, ha nuovamente tirato fuori la questione delle armi chimiche che Damasco starebbe utilizzando nel conflitto, coinvolgendo nella sua denuncia anche la Russia. L’ennesimo cambio di fronte dell’amministrazione americana – appena sabato scorso lo stesso Tillerson aveva infatti intrattenuto un colloquio telefonico con il suo omologo russo Lavrov nel quale, ricorda avantionline.it, è stato discusso di come stabilizzare il nord del Paese e come affrontare il contesto siriano nell’ambito delle Nazioni Unite, con riferimento anche ai prossimi colloqui a Sochi – è emerso durante una conferenza internazionale in corso a Parigi proprio sulle armi chimiche.

Parlando ieri ai giornalisti dalla capitale francese, il capo della diplomazia di Washington – riferisce Reuters – ha infatti dichiarato che “gli attacchi di lunedì nel Ghouta orientale” (enclave ribelle ad est di Damasco), di cui sono stati vittime “una ventina di civili, per la maggior parte bambini”, effettuati con bombe non convenzionali verosimilmente a base di cloro, “alimentano seri timori che il regime di Bashar al Assad stia continuando ad usare armi chimiche contro il suo stesso popolo”. Ed ha poi aggiunto: “la Russia ha la responsabilità ultima per le vittime” provocate, in quanto alleato di Damasco nella guerra in corso.

Su quanto accaduto nell’area in questione, va ricordato che le informazioni rilanciate da Tillerson sono state diffuse dall’Osservatorio siriano sui diritti umani (Ong con sede a Londra nota per il sospetto – fondato – di non essere esattamente obiettiva nell’informare su quanto sta accadendo in Siria), secondo cui “dopo un lancio di razzi effettuato dalle forze del regime sul settore ovest della città di Douma si è diffuso fumo bianco, che ha causato ventuno casi di asfissia”. La stessa organizzazione ha quindi riferito che dopo le esplosioni “si è diffuso nell’aria un odore simile a cloro o candeggina” e ha ricordato – riporta Agenzia Nova – che la stessa cittadina lo scorso 13 gennaio sarebbe stata oggetto di un altro attacco chimico che avrebbe provocato sette vittime.

Fonte: IL GIORNALE D’ITALIA