Spagna, censurato Rossini in ossequio all’islam

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  • di Tommaso Scandroglio

Rossini censurato. E’ questo ciò che accadrà dal 13 al 20 settembre al teatro di Barcellona El Liceu, che si affaccia proprio su quella Rambla teatro invece di uno degli attentati terroristici più efferati avvenuti di recente. Per timore di altre stragi e volendo lisciare nel giusto verso il pelo dei lupi dell’Isis, la direzione o lo sceneggiatore, non si sa bene, hanno deciso di eliminare da un’aria del soprano la parola “croce” e mettere al suo posto il termine “amore”, assai più inclusivo e meno spigoloso.

E dunque il libretto di Luigi Balocchi prevedeva «Come sul Tebbro e a Solima, foriera di vittoria, simbolo di pace e gloria la croce splenderà» e il nuovo libretto Isis-friendly invece impone la seguente versione meno spinosa: «Come sul Tebbro e a Solima, foriera di vittoria, simbolo di pace e gloria l’amore splenderà».

La soprano Irina Lungu, è proprio il caso di dirlo, le ha cantate a quelli del teatro El Liceu, che per paradosso è stato anche uno dei luoghi dove i passanti il giorno dell’attentato hanno trovato rifugio, e su Facebook ha scritto: «È stata levata la frase “la croce splenderà” dalla mia aria per motivi di correttezza religiosa, a questo punto al mio prossimo debutto nei Pescatori mi aspetto al posto di “O Dieu Brahma” di cantare qualcosa del tipo “pace e gioia sia con voi”. O Brahma non infastidisce nessuno per il momento?». Molti hanno espresso solidarietà alla Lungu, molti altri assai meno e la cantante ha preferito cancellare tutti i suoi post.

Il teatro catalano ha motivato così la decisione di manipolare il testo rossiniano: “Opportunità religiosa”. Motivazione che si potrebbe interpretare anche così: ottima opportunità per i militanti dell’Isis per confermare che la strategia del terrore funziona. Più ammazzi e più le tue vittime saranno pavide e con te ossequiose. Si perdoni il paragone forse non proprio adatto, ma a scuola quando il bullo vessa il secchione o il ciccione, la sudditanza e l’arrendevolezza di questi ultimi rinvigoriscono la tracotanza del primo. Più la vittima si comporta da vittima più il carnefice sarà portato ad infierire. E’ solo una ribellione del debole che potrà far cessare la persecuzione.

E dunque l’Isis ha in odio il cristianesimo e quelli del teatro El Liceu cosa fanno? Li assecondano e danno loro una mano a cancellare ogni accenno alla religione cristiana. La croce, simbolo sotto cui un tempo si adunavano legioni pronte a rimandare a casa il feroce saladino, è diventata  – e non è la prima volta che capita – oggetto di scandalo, simbolo da nascondere. Non si fa più appello al suo potere salvifico, ma la si teme perchè pericolosa.

La storia è sempre quella: è imperativo nascondere le proprie radici cristiane (perché oramai il tronco e i rami li hanno tagliati da un pezzo) per evitare guai. Spogliarsi da ogni identità imbarazzante, rimanere nudi sperando che nessun camion ci investa.

Ma in realtà, ed anche questo è un dato non certo nuovo, più si neutralizza il portato cristiano e più ci si annichilisce, maggiore sarà il potere dell’islam che non troverà in Europa nessun anticorpo per frenare la sua avanzata. L’occidentale medio, già di suo, è stato bravissimo a tagliare la gola al cristianesimo, abbandonando in massa la pratica religiosa e dandosi all’aborto, alla fecondazione artificiale, al divorzio e ai “matrimoni” gay. Quel che resta del cristianesimo, anche in un innocuo testo d’opera, deve essere estirpato senza pietà. Potremmo così concludere che i signori del teatro catalano hanno ultimato culturalmente l’opera sanguinaria iniziata dagli uomini dell’Isis il 17 agosto scorso.

Per tornare a Rossini, l’esegesi islamofila a cui è stato sottoposto il Viaggio a Reims quali forme assumerà quando andrà in scena il suo Mosè in Egitto?

fonte: LaNuovaBussolaQuotidiana

  • panchis

    Siamo alla frutta… no, al caffé… anzi, all’ammazza caffé… no! invero alla marlboro!