Spose bambine, la vergogna che non vediamo

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  • di Souad Sbai

Spose bambine, corpi dati in pasto a mostri. Altra definizione mi rimane difficile consegnare ad una riflessione che ogni anno diventa sempre più acidificata: perché volontà di estirpare un fenomeno aberrante manca del tutto. Il caso del padovano riguardante la piccola di 9 anni data in sposa ad un 35enne, poi fortunatamente smentito dalla Procura, riporta alla mente la enorme diffusione e vastità di questa pratica vomitevole. Nel mondo e, nonostante le chiacchiere buoniste delle signore di un certo vetero-femminismo salottiero, anche in Italia.

Già, anche qui dove i servi del pensiero unico si riempiono la bocca di diritti umani da rispettare, di differenze da tutelare, di infanzia da proteggere: ma in realtà con il loro buonismo criminogeno aprono ogni giorno di più la via verso barbarie come questa, in nome di un malcelato spirito di sottomissione al politicamente corretto, che porta creature innocenti di 8, 9, 10 anni a subire violenza e un destino di atroce sofferenza.

Quanti sono i ‘corpi dati in pasto a mostri’, come ho detto all’inizio è difficile stimare; il dossier di Terres des Hommes di quest’anno parla di quindici milioni di bambine e ragazzine nel mondo la cui giovinezza viene stuprata ogni anno per matrimoni forzati con uomini di venti o trent’anni più grandi di loro, in settantamila muoiono in seguito al parto da gravidanza precoce.

Stavolta, ripeto per fortuna, il caso non esisteva ma per quanto riguarda l’Italia dare delle stime è complesso e il numero si attesta attorno ai duemila casi l’anno; la difficoltà perché esiste come nel resto del mondo un divario incalcolabile fra chi riesce a chiedere aiuto e chi, purtroppo, no. Perché molte vengono fatte sposare e poi spedite insieme al ”marito” (termine da ribrezzo in questo contesto) nei Paesi di provenienza, perché moltissime altre vegono recluse in casa e tenute sotto chiave.

Cosa vogliamo fare? Dire che la cultura di questi signori ha qualcosa di non compatibile con i diritti umani? Per carità no, non sia mai che qualcuno si offende e magari ci denuncia pure (come peraltro ha fatto). Il buonismo ipocrita e servile domina e nonostante le prese di posizione, le scandalose ”giornate per…”, il fenomeno non accenna a diminuire. Anzi, cresce. Forse anche coloro che si spacciano per difensori delle donne solo in determinate circostanze, ovvero quando politicamente è utile, hanno nel palazzo dove vivono qualcuna di queste ragazzine. Ma no, perché loro fanno le battaglie per i diseredati ma li vogliono incontrare solo quando ci sono delle bandiere da sventolare in faccia a qualcuno. Abitarci accanto è un’altra cosa. Mai e poi mai vorrebbero ritrovarsi ad ascoltare le grida disperate di dolore di una ”sposa bambina” nella notte di indicibili violenze, perché scatterebbe un dilemma irrisolvibile: di chi tutelare i “diritti umani”…?

Fonte: LaNuovaBussolaQuotidiana