La stanchezza gioca brutti scherzi, ecco perchè: la risposta dei neuroscienziati

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La stanchezza “spegne” il cervello

  • di Jennifer Delgado Suárez

Quando siamo stanchi non funzioniamo allo stesso modo. Non solo ci costa molto di più fare le cose, ma facciamo anche più errori, siamo più lenti e ci sentiamo più irritabili. Quando siamo esausti, anche la nostra memoria ci gioca brutti scherzi, è più probabile che dimentichiamo le chiavi o il telefono quando usciamo di casa o che abbiamo delle lacune mentali.

Ora un gruppo di neuroscienziati delle università della California e di Tel Aviv fornisce una spiegazione a questi fastidiosi fenomeni: la stanchezza “spegne” il cervello. La mancanza di sonno e l’esaurimento delle energie influenzano la capacità dei neuroni di codificare le informazioni e tradurle in una risposta adeguata. In altre parole, non sono in grado di connettersi e comunicare tra loro in modo efficace. Ciò significa che l’esaurimento che percepisci non è solo psicologico, ma c’è anche una profonda stanchezza cerebrale di fondo.

L’esaurimento influisce sulle scariche neuronali

All’esperimento hanno partecipato persone di diverse età che soffrivano di epilessia. Queste persone sono rimaste sveglie durante tutta la notte, per generare la tipica stanchezza prodotta dalla mancanza di riposo.

Il giorno dopo venne chiesto loro di classificare una serie d’immagini il più rapidamente possibile. Il compito era molto semplice perché bastava solo differenziare le immagini dei volti di persone, animali e luoghi.

Mentre lo facevano, una serie di elettrodi che erano stati impiantati nel loro cervello per rilevare la fonte delle convulsioni catturavano le scariche neuronali in tempo reale. Infatti, dobbiamo ricordare che per interpretare qualsiasi tipo di stimolo ambientale, i neuroni hanno bisogno di connettersi tra loro, inviando segnali che devono essere ricevuti e decodificati da altri neuroni creando una rete di grandi dimensioni nel cervello.

I ricercatori si sono concentrati sui neuroni del lobo temporale dato che si tratta dell’area del cervello correlata alla percezione visiva e alla memoria. Hanno scoperto così che con l’aumentare della fatica, la capacità delle persone di classificare le immagini diminuiva.

La cosa interessante è che anche le scariche neuronali rallentavano il loro ritmo e i neuroni impiegavano molto più tempo a ricevere e trasmettere i messaggi. Inoltre, i segnali di trasmissione erano molto più deboli, come se avessero perso potenza.

Di fatto, un altro studio condotto presso l’Università del Wisconsin suggerisce che questi neuroni possono persino “sconnettersi” completamente. La mancanza di sonno e la stanchezza fanno letteralmente in modo che alcuni gruppi di neuroni nella corteccia si addormentino.

Come si produce la stanchezza cerebrale?

Quando siamo stanchi, le attività quotidiane richiedono uno sforzo 10 volte maggiore e possiamo percepire una sorta di nebbia mentale che ci impedisce di pensare chiaramente. E ciò, non solo rallenta il nostro funzionamento cognitivo, ma l’affaticamento cerebrale può persino creare falsi ricordi.

È quanto è stato verificato dai ricercatori dell’Università della California, che chiesero a un gruppo di persone di vedere delle foto di un presunto crimine e di leggere un rapporto in cui queste immagini venivano contraddette. Le persone più stanche avevano maggiori probabilità di inventare una storia di fantasia, ricordando solo i dati del rapporto e scartando le immagini, che erano le prove più affidabili.

Ciò è dovuto, tra l’altro, al fatto che la mancanza di sonno e la stanchezza fanno in modo che il cervello perda i suoi filtri. I filtri sono quelli che ci aiutano a differenziare le informazioni rilevanti da quelle che non lo sono, permettendoci di rimanere concentrati su ciò che conta davvero. Questo è stato dimostrato da alcuni neuroscienziati dell’Università della Pennsylvania con l’ausilio della neuroimaging funzionale, che permise di rilevare che stanchezza e mancanza di sonno influiscono sulle sinapsi dei neuroni nelle regioni frontali e parietali coinvolte nel controllo, così come in quelli che si trovano nelle aree di elaborazione secondaria delle informazioni sensoriali e nel talamo.

Secondo una teoria elaborata da alcuni neuroscienziati dell’Università di Göteborg, il problema è che quando perdiamo questi filtri a causa dell’affaticamento cerebrale, vengono attivate delle regioni più ampie della corteccia.

Il problema è che questa forte attivazione, aggiunta alla fatica, produce un blocco. I neuroni semplicemente non possono “tenere il passo” e si sconnettono. In alcuni casi, questo processo può portare alla morte neuronale.

Questo significa che dovremmo considerare molto più seriamente sonno e riposo, e non solo per essere più produttivi, ma anche per prenderci cura della salute del nostro cervello.

Fonti:
Nir, Y. et. Al. (2017) Selective neuronal lapses precede human cognitive lapses following sleep deprivation. Nature Medicine.
Frenda, S. J. et. Al. (2014) Sleep Deprivation and False Memories. Psychological Sciences; 25(9): 1674-1681.
Drummond, S. et. Al. (2012)The Effects of Two Types of Sleep Deprivation on Visual Working Memory Capacity and Filtering Efficiency. PLoS One; 7(4): e35653.
Vyazovskiy, V. et. Al. (2011) Local sleep in awake rats. Nature; 472(7344): 443–447.
Goel, N. et. Al. (2009) Neurocognitive Consequences of Sleep Deprivation. Semin Neurol; 29(4): 320-339.

Fonte: Angolo della psicologia