Stati Uniti: vietato abortire bambini Down

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  • di Federico Cenci

Nell’Ohio passa la legge, mentre un giudice ne ha bloccata una simile in Texas

Lo scorso 15 novembre, il Senato dell’Ohio, negli Stati Uniti, ha approvato una legge che vieta l’aborto nel caso in cui il feto presenti caratteristiche tali da indurre a pensare che abbia la sindrome di Down. La misura è sulla falsariga di una approvata mesi fa in Texas, dove tuttavia la scelta pro-vita è stata bloccata da un giudice federale.

L’Ohio per i bambini Down

La misura dell’Ohio, passata nettamente sia alla Camera che al Senato, a maggioranza repubblicana, prevede che se la diagnosi prenatale indica che il bambino potrebbe essere affetto da sindrome Down, l’aborto è vietato, anche nel caso in cui i genitori vorrebbero interrompere la gravidanza per altre ragioni.

Il sito ProVita ha riportato le dichiarazioni di Sarah LaTourette, una dei proponenti, secondo cui questo disegno di legge pone fine all’orrenda e ingiusta discriminazione di una delle più vulnerabili categorie. Lo stesso ProVita rileva che la settimana scorsa, Frank Stephens, ha testimoniato davanti a un comitato congressuale a Capitol Hill che quelli come lui, che hanno la sindrome di Down, hanno una vita ben degna di essere vissuta.

La situazione in Texas

Ma l’Ohio non è il primo Stato americano ad aver pensato a una legge per tutelare i bambini Down. Già il North Dakota e l’Indiana hanno leggi simile. Quella del Texas, invece, è stata bloccata nelle scorse ore da un giudice federale. Approvata nel giugno scorso, sarebbe dovuta entrare in vigore l’1 settembre. Ma un divieto temporaneo era stato emesso da un giudice federale poco prima dell’entrata in vigore, e ora il divieto è stato prorogato. A fare ricorso erano stati alcuni gruppi abortisti.

Sebbene il giudice abbia riconosciuto nella sua sentenza che lo Stato ha “un valido interesse nel promuovere il rispetto per la vita dei non nati“, alla fine ha concluso che tale interesse non è “sufficiente per giustificare un ostacolo così sostanziale al diritto costituzionalmente protetto” di una donna di interrompere una gravidanza. La legge, ha aggiunto il giudice, rappresentava un “uso inappropriato del potere normativo dello Stato sulla professione medica per impedire determinate procedure mediche”.

Fonte: interris