Ti masturbi così perchè ti hanno fregato

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  • di Andrea Colamedici

Il problema non è la masturbazione in sé. Lo scrivo subito, così da evitare fraintendimenti. Ma il danno creato dal neodefunto Hugh Hefner (e compagni) ha anche a che fare con l’aver spinto milioni di uomini a impugnare il proprio batacchio davanti alle foto e ai video di donnine svestite e ammiccanti. Capiamoci: desiderare ed esplorarsi è un atto sano, atavico e, nonostante quel che può dirne qualche agenzia immobiliare millenaria specializzata in cecità, creativo. Pioneristico, potremmo dire.

Il problema, però, è aver circoscritto l’autoerotismo alla pornografia, degradando l’energia erotica a mero strumento di piacere, inferno dell’uguale perennemente a portata di mano (con buona pace dei doppi sensi). È lo svilimento degli uomini e delle donne alle prese con la scoperta di sé e dell’altro. È la riduzione di un archetipo a stereotipo, del vivente sconfinato, pulsante, vitale, a nuda vita, merce industriale. Sostituendo all’immaginazione la fruizione – «il porno – che massimizza, per così dire, l’informazione visiva – distrugge la fantasia erotica», scrive a proposito Byung-Chul Han in Eros in agonia – si è favorita la trasformazione di ogni ragazza in una dispensatrice di erezioni a buon mercato e di ogni ragazzo in un cane pavloviano, convinto che le categorie di Youporn lo stiano aiutando a scoprire i propri desideri mentre invece lo stanno inserendo meglio in una nicchia di mercato.

Gli Hefner hanno circoscritto il sesso ai genitali e alla penetrazione, ne hanno fatto una prestazione sportiva, una disciplina olimpionica, misurabile, semplicemente appagante, disintegrando così il senso del piacere, del mistero e della perdita di sé. E hanno forzato lo sguardo dei contemporanei, portando all’estremo i nostri peggiori istinti di dominio, violenza e sfruttamento che avremmo potuto cavalcare diversamente.

Il vecchio padrone di Playboy rappresenta alla perfezione, infatti, quello che Nietzsche definiva nello Zarathustra l’ultimo uomo, convinto di aver inventato la felicità. Le masse che ascoltano le parole di Zarathustra sono pronte a rinunciare al superuomo pur di diventare come gli ultimi uomini: assennati, irridenti, senza valori, gaudenti. È la somiglianza tra ultimo uomo e superuomo a spingere tanti progressisti a vedere in Hefner un pioniere della liberazione dalla morale e non un burattinaio dell’assoggettamento dei corpi, in cui un’evirazione al contrario lascia in vita solo i genitali e recide di netto il resto. Per Nietzsche, sia il superuomo che l’ultimo uomo si sono accorti della morte di Dio, ma solo il superuomo ha saputo coglierne le conseguenze e mettersi in azione. La via del superuomo, per dirla con Evola, è la via di un continuo, inesorabile superamento di sé, di un comandare a sé, di un disdegnare non solo il piacere, ma la stessa felicità, un saper dire no anche quando un’enorme forza in noi vorrebbe il sì. Al contrario, la via degli ultimi uomini, degli Hugh Hefner, è la via di una continua, inesorabile conferma di sé, di un comandare gli altri, di un considerare solo il piacere, di un non saper mai dire di no alle proprie enormi forze interiori. Nietzsche li considerava i più disprezzabili, piccini e miserabili, mosche velenose. Concordiamo.

E così, dai medici ottocenteschi ben descritti da Foucault, la scientia sexualis è passata oggi nelle mani dei padroni del porno – in primis i pubblicitari – al fine di regolare, disciplinare e controllare la sessualità. Oggi non è più il disegno del fallo o dei seni a ricordare il fallo o i seni, ma sono il fallo e i seni reali che rimandano alla loro emulazione filmica (e, come nota magistralmente Calasso ne L’innominabile attuale, chi emula vuole sempre rimpiazzare l’emulato; è il virtuale che vuole virtualizzare il reale, finalmente realizzandosi). I padroni del porno, quindi, non sono solo i produttori di materiale strettamente pornografico a scopo eiaculatorio; sono anche tutte quelle donne e quegli uomini che da decenni sfruttano il corpo stereotipato come principale strumento di propaganda e seduzione, e il fallo degli uomini come joystick con cui comandare il mercato, È solo apparente la differenza tra chi mercifica e svilisce il corpo di una donna nel nome della libertà sessuale e chi la considera colpevole se è vestita con abiti considerati “provocanti”: in entrambi i casi a parlare sono gli ultimi uomini.

Come ha scritto ieri Julie Bindel sull’Indipendent, è a causa di Hefner che il porno è diventato quell’industria monumentale che oggi direziona e riempie la rete e la nostra psiche. Il magnate americano era specializzato nella compravendita di esseri umani di sesso femminile da lui definite spesso “cagne”. Era uno schiavista 2.0, in grado di raggiungere l’orgasmo esclusivamente attraverso la visione di materiale pornografico, nonostante l’harem pieno di trofei sessuali collezionabili (come disse Jessica Valenti) che riempiva e riempirà ancora la sua villa. Hefner e altri geniali ultimi uomini (in Italia ne abbiamo conosciuti di abilissimi), sono stati in grado di riconoscere le leve più profonde dell’essere umano e di tirarle a proprio piacimento, costruendo un impero su quel sì sconsiderato a cui si riferiva Nietzsche. È questo il tempo profetato dal filosofo tedesco, in cui l’uomo non genera più stelle. Non resta, quindi, che sfuggire ai facili e flebili calori e dirigersi verso un nuovo firmamento e un nuovo big bang fatto di mistero e scoperta, per non rischiare di morire, come tutti, a-siderati per mancanza di un vero e sano caos interiore.

fonte: tlon