Trapianto di testa, e il cuore?

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  • di Nicola Legrottaglie

Ti spiego io come calciare: devi imprimere al pallone un’energia pari al prodotto della sua massa per la velocità della luce nel vuoto. Ovviamente al quadrato.

Probabilmente parlerei così ai giocatori, se avessi il cervello di Albert Einstein. Surreale? A quanto pare no. Entro la fine del 2017, un neurochirurgo italiano vuole trapiantare la testa di un paziente su quella di un altro uomo deceduto.

Quindi ci riportate in vita? In via sperimentale, il trapianto è già stato eseguito con successo sui topi e, pare, anche sui cani. Cavoli, mi spiace non avere la coda, altrimenti penso che potrebbe funzionare anche su di me, sugli uomini. 

Io, però, ho anche un cuore, non inteso come muscolo centrale dell’apparato circolatorio, ma come contenitore e generatore di emozioni, di sentimenti, di amore. Quello è trapiantabile? No perché, se anche avessi il cervello di un genio, ma non avessi l’amore, che me ne farei della vita? L’uomo, poi, ha lo spirito. Quello non si vede con radiografie, tac o risonanze; come fai a trapiantarlo? Perché la vita, quella vera, è tutta lì dentro.
Peccato, dunque, che non sia così. Mi sarebbe piaciuto avere la testa di Einstein. Solo per formulare questo suo pensiero: “Non riesco né voglio concepire un individuo che sopravviva alla propria morte fisica; lasciamo ai deboli di spirito il conforto di simili pensieri. Io sono appagato dal mistero dell’eternità della vita”

Nicola Legrottaglie