Trony licenzia 500 lavoratori via WhatsApp. Ecco il messaggio che hanno ricevuto i dipendenti

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Trony fallisce e licenzia 500 lavoratori via WhatsApp: “Sedi chiuse, non venite in negozio”

  • di Ida Artiaco

Dopo l’annuncio del fallimento della società Dps, che controlla il marchio, e la chiusura di 43 punti vendita, Trony ha fatto sapere via WhatsApp a 500 dipendenti che sarebbero stati licenziati: “La sede è chiusa, non presentatevi in negozio”. Ecco la situazione dei vari punti vendita distribuiti per il territorio nazionale.

Crisi sempre più nera per Trony, la catena di elettronica di largo consumo di cui che nei giorni scorsi la società Dps, che controlla il marchio, aveva annunciato il fallimento, con la conseguente chiusura di ben 43 punti vendita distribuiti sul territorio nazionale. Sono 500 i dipendenti licenziati, i quali sono stati avvertiti dall’azienda via WhatsApp dell’interruzione del loro contratto. Oltre al danno, dunque, anche la beffa. “La sede è chiusa, non presentatevi in negozio”, recita il messaggio, non anticipato da alcuna trattativa o comunicazione sindacale. Ad abbassare le saracinesche sono stati soprattutto i punti vendita di Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli e Puglia. Ma non se la passano meglio i consumatori, molti dei quali, oltre a trovare nei giorni scorsi gli scaffali dei locali già praticamente vuoti, aspettano di sapere che fine hanno fatto ordini e anticipi, mentre giovani coppie temono per le loro lista di nozze.

Tutto è cominciato lo scorso venerdì 16 marzo, quando Dps, uno dei grandi soci di Gre (Grossisti Riuniti Elettrodomestrici), la società che riunisce 16 distributori e controlla il marchio Trony, ha dichiarato il suo fallimento. Per cui si sono fermati immediatamente i 43 negozi da loro gestiti con circa 500 dipendenti a rischio. L’insegna Trony va avanti con gli altri soci. Una situazione, dunque, difficile e che affonda le radici almeno a qualche anno fa. Tra le cause principali c’è di certo l’incremento degli acquisti online che hanno messo in ginocchio le vendite nei negozi fisici, tanto è vero che anche altri colossi dell’elettronica come Mediaworld ed Euronics hanno dovuto correre ai ripari davanti alla concorrenza dell’e-commerce. Ma non è l’unica.

Già nel 2015 erano stati fatti i contratti di solidarietà difensivi con una riduzione media dell’orario di lavoro del 20%, ma il protrarsi della crisi economica non ha potuto evitare i primi licenziamenti. Poi a giugno del 2017 Dps, di proprietà della famiglia Piccinno, ha adottato lo strumento della cessione di ramo d’azienda per passare 40 punti vendita alla società Vertex, che fa sempre capo alla famiglia. Ma anche in questo caso la misura si è rivelata poco utile a risollevare le sorti dell’azienda.

La situazione degli altri negozi a marchio Trony

Per quanto riguarda gli altri negozi a marchio Trony che si trovano in Italia, c’è da dire che la situazione non è migliore. Dei quattro punti vendita che fanno capo ad un’altra società, la Frc, quello di Genova ha chiuso, quello di Napoli è stato ceduto in affitto di ramo d’azienda a Piazza Italia mentre per quelli di Milano e Verona è stata avviata la procedura di mobilità per i loro 64 lavoratori totali, senza trovare un accordo con i sindacati. Infine, vi sono i negozi Trony affiliati o gestiti da privati che hanno avuto l’uso del marchio, dei quali alcuni potrebbero subire conseguenze indirette dalla situazione in cui versa Vertex, che in alcuni casi è il fornitore della merce, ma che hanno la capacità di stare sul mercato autonomamente.

“Siamo molto preoccupati per la situazione di tutto il mercato dell’elettronica e degli elettrodomestici – è stato il commento di Ivana Veronese, segretaria nazionale Uiltucs – che subisce la concorrenza del commercio online. Siamo preoccupati per i lavoratori Trony che pagano una gestione aziendale che non ha saputo guardare avanti e che ha cercato di mettere pezze quando era ormai troppo tardi. Purtroppo ora abbiamo molte famiglie che non sanno se avranno un futuro lavorativo e si domandano se il curatore fallimentare riuscirà a vendere i negozi ad altri imprenditori. Per questo chiediamo che la questione sia posta all’attenzione del governo”.

Fonte: fanpage.it