Tuo figlio fa la pipì a letto? Ecco come eliminare il disturbo

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  • di Valeria Paglionico

Un milione e duecentomila bambini tra i 5 e i 14 anni soffrono di enuresi notturna, cioè del disturbo che provoca la perdita involontaria di urina durante il sonno. Spesso, però, il problema viene sottovalutato: ecco quali sono le conseguenze e le soluzioni per curarlo.

Il bambino fa pipì a letto quasi ogni notte e non sapete più come fare? Per fortuna c’è un rimedio per risolvere il problema. Sono ben 2 milioni gli italiani che soffrono di enuresi notturna, cioè del disturbo che provoca la perdita involontaria di urina durante il sonno, e di questi un milione e duecentomila sono bambini e adolescenti tra i 5 e i 14 anni. Il più delle volte, però, i genitori non ne parlano perché si vergognano o perché credono che tutto possa risolversi con il passare del tempo.

Fare la pipì a letto ha degli effetti negativi sul piccolo?

La verità, però, è ben diversa, per far sì che il piccolo non bagni più il letto di notte bisogna parlarne con il pediatra.

A spiegarlo è stata la Società italiana di pediatria preventiva e sociale, Sipps, in collaborazione con l’Associazione di iniziativa parlamentare e legislativa per la salute e la prevenzione, secondo la quale solo il 60% dei bambini che soffre di enuresi viene sottoposto a visita pediatrica. Di conseguenza, i genitori di altri 700.000 piccoli negano che la pipì a letto sia un problema, con la convinzione che prima o poi i figli dicano addio a questa abitudine in modo naturale. Non curarli, però, potrebbe incidere negativamente sulla qualità della loro vita, causando problemi di incontinenza e disagi sessuali una volta cresciuto.

Come combattere l’enuresi notturna

I genitori che notano che il figlio fa spesso pipì a letto durante la notte non devono sottovalutare il problema. E’ necessario che ne parlino con il pediatra, che capirà qual è la soluzione ideale da prendere, dagli interventi comportamentali a quelli terapeutici. Insomma, bisogna creare una vera e propria alleanza tra le mamme, i papà, i pediatri e i maestri dei piccoli, così da dare vita a delle iniziative che possano sensibilizzare l’opinione pubblica su un problema tanto diffuso ma spesso preso sottogamba. Nel momento in cui viene identificato precocemente il disturbo, si potranno attuare delle difese adeguate, evitando che si abbiano delle ripercussione preoccupanti sulla vita del bimbo.

Fonte: Fanpage