Massacro in Francia: uccisi 6000 delfini in 3 mesi senza motivo

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delfini uccisi

Uccisi ‘senza motivo’ 6.000 delfini in tre mesi in Francia: cronaca di un massacro

  • di Andrea Centini

L’organizzazione Sea Shepherd ha avviato la campagna “Dolphin by Catch” per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla mattanza dei delfini in Francia. In soli tre mesi i pescherecci con reti a strascico uccidono in media 6mila esemplari.

Ogni anno tra il mese di gennaio e quello di marzo lungo le coste occidentali francesi vengono massacrati in media 6mila delfini, vittime delle reti a strascico dei grandi pescherecci industriali e di quelle trasportate da coppie di imbarcazioni più piccole. È una mattanza che passa sotto traccia, celata dal politichese “catture accidentali” o accessorie, ma che uccide molto più delle sanguinarie esecuzioni perpetrate in Giappone nella famigerata baia di Taiji e alle isole Faroe, durante le cosiddette Grindadrap.

A puntare i riflettori su questo massacro è SeaSheperd Conservation Society, una battagliera organizzazione senza scopo di lucro che si occupa della protezione della fauna e degli ambienti marini, famosa soprattutto per le azioni a salvaguardia dei cetacei. A causa dei numeri drammatici ha deciso di avviare la campagna “Dolphin by Catch” per sensibilizzare l’opinione pubblica sul massacro dei delfini in Francia. Secondo l’Osservatorio PELAGIS, ONG che monitora cetacei e uccelli marini con sede a La Rochelle, i delfini uccisi potrebbero essere oltre 10mila. “Con questi ritmi – sottolinea Olivier Blanchard, coordinatore dell’ente francese – in trenta anni non ci saranno più delfini lungo le coste francesi”. Questo perché ucciderne tra i 3.500 e i 10mila in soli 3 mesi significa superare “il tasso di rinnovamento naturale della specie”. In pratica con la pesca li stanno facendo estinguere.

Gli animali vengono trovati spiaggiati soprattutto lungo le coste del dipartimento delle Landes, affacciato sulla costa atlantica (la Costa d’Argento) rinomata per il turismo, in particolar modo per i surfisti. I delfini recuperati mostrano chiaramente le ferite inferte dalle attrezzature da pesca, come tagli provocati dalle reti, pinne strappate, fratture e danni al rostro. Sono tutte conseguenze dei tentativi di fuga dalla trappola mortale per non affogare, come purtroppo avviene regolarmente. I delfini muoiono perché i pescherecci vanno a caccia di branzini (spigole) con reti da traino enormi, che “mietono” tutto ciò che capita a tiro; in questo modo non solo catturano i cetacei, ma decimano anche le popolazioni dei pesci di cui si nutrono, rendendogli sempre più difficile la sopravvivenza.

Il massacro è attualmente consentito poiché sebbene i pescherecci siano obbligati a segnalare le “catture accidentali” dei delfini, poi non esiste alcun organo che monitora l’impatto dei dati raccolti. In pratica sono solo statistiche vuote, per le quali non si intraprendono iniziative concrete per limitare le catture. Sea Shpherd chiede il divieto di caccia alle spigole nelle aree di riproduzione, di stabilire un monitoraggio serio per prevenire la vendita del cosiddetto novellame (pesci giovanissimi) e di designare un organismo – come l’Osservatorio PELAGIS – che tenga traccia delle statistiche. Anche i privati possono fare la loro parte, comprando soltanto pesci di grandi dimensioni, consumando meno pesce e boicottando quello catturato con le reti a strascico.

[Credit: Sea Shepherd/Alejandra Gimeno]

Fonte: fanpage.it scienze

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