Un immigrato spiega a Nina Moric l’assurda causa dell’immigrazione di massa

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Nina Moric ha ospitato un immigrato a casa sua e, durante il soggiorno, Patrick ha spiegato alla modella il suo punto di vista sull’immigrazione. Riportiamo il post che la Moric ha pubblicato sulla sua pagina Facebook. La foto è tratta dal video che trovate in fondo alla pagina, in cui si vede Patrick a casa di Nina.

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Patrick stamattina mi ha spiegato il motivo che spinge migliaia e migliaia di giovani a partire da zone dove non c’è guerra e non c’è fame. È forse la teoria più bizzarra che abbia mai sentito sull’immigrazione, ma è quella che ha più logica.

Nei paesi come Ghana, Zambia, Somalia, Eritrea, i social network sono molto diffusi, i giovani africani sono esattamente come i giovani di tutto il mondo, le donne amano mostrare le tette, i maschi amano ostentare ricchezza, il giovane africano che parte dalle coste libiche con il suo smartphone di terzultima generazione, quando arriva in Italia, posta le foto (da qui prende corpo la storia del Wi-Fi) e che foto posta secondo voi?

Esattamente come noi europei, che neppure per sogno postiamo la foto della frittata di cipolle, della pasta al burro, della carne in gelatina, non credo di aver visto una sola foto di qualcuno che mostra la sua Fiat Duna, postiamo invece i buffet dell’aperitivo a 8 euro agghindato come il banchetto del duca di Wellington, postiamo il piatto che abbiamo scroccato al battesimo della cugina di terzo grado, postiamo la foto con macchine di lusso in cui ci siamo trovati per caso, ci fingiamo spesso ricchi e benestanti sui social, nascondiamo le difficoltà. Io stessa fingo che vada sempre tutto bene.

Così come questi ragazzi arrivano dall’Africa e pur dormendo nel parchetto della stazione quando incontrano una Lamborghini parcheggiata partono con il selfie, e siccome nessuno può contraddirli, scrivono pure “my Car”, passano fuori l’hotel a 5 stelle e si scattano un’altra foto. Gli amici che hanno lasciato da un mese nel loro paese, immaginano di trovare esattamente questo, macchine, cibo e lusso, si organizzano e partono in cerca di una fortuna che non c’è.

Per fermare tutto questo, basterebbe veramente poco, basterebbe diffondere i video delle condizioni in cui versano gli immigrati in Italia, su dei maxi schermi sulle coste libiche, nei canali televisivi del Ghana, del Mali, del Gabon e di tutti i paesi da cui abbiamo deciso di collezionare disperati.