Valanga in Sierra Leone, oltre mille i morti: centinaia i bimbi deceduti a Freetown

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Rescue workers and soldiers ride on an ambulance after a mudslide in the mountain town of Regent, Sierra Leone August 14, 2017. REUTERS/Ernest Henry
  • di Angela Rossi

Dal giorno del disastro alcuni team dell’Unicef si sono adoperati per rispondere alle esigenze delle persone colpite, in particolare fornendo acqua potabile e distribuendo aiuti, tra cui medicinali, tende e guanti

Ha oltrepassato la quota mille il numero delle persone che sono decedute nella frana che la notte fra il 13 e il 14 agosto ha travolto interi quartieri della capitale della Sierra Leone. Tra le vittime ci sono centinaia di bambini, vittime dell’imponente ondata di fango e delle alluvioni causate dalla pioggia battente.

La valanga

Nella notte tra il 13 e il 14 agosto, a causa di una pioggia intensa, un intero fianco della collina Sugar Loaf è smottato creando una valanga di fango che ha travolto centinaia di abitazioni e baracche che si trovavano sulla sua strada, per poi riversarsi sul sottostante quartiere di Regent. La colata di fango, insieme all’acqua piovana, si è trasformata in veri e propri torrenti di acqua fangosa di diversi metri di profondità.

Allerta per le possibili epidemie

Fin dalle prime ore dopo il disastro naturale – che ha colpito un Paese martoriato da una sanguinosa guerra civile iniziata nel 1991 e da un’epidemia di virus ebola che ha causato oltre quattromila morti nel 2015 – le organizzazioni internazionali hanno annunciato che la Sierra Leone è ad “alto rischio di epidemie di colera“. “L’emergenza principale è segnalata lungo il fiume dove la popolazione sopravvive bevendo l’acqua dai pozzetti lungo la riva – ha segnalato un ufficiale dell’esercito -, ma abbiamo impedito loro di bere l’acqua perché è contaminata“. Dal giorno del disastro alcuni team dell’Unicef si sono adoperati per rispondere alle esigenze delle persone colpite, in particolare fornendo acqua potabile e distribuendo aiuti, tra cui medicinali, tende e guanti.

fonte: interris