Vespa velutina, pericolosa per le api e per l’uomo: ecco come riconoscerla

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vespa velutina

La puntura di vespa velutina può uccidere un uomo: dove si trova in Italia e come riconoscerla – di Andrea Centini

Introdotta in Francia nel 2004, la vespa velutina o calabrone asiatico ha colonizzato in poco tempo altri Paesi, compresi Spagna, Portogallo e Italia.

La puntura dell’imenottero, noto per la sua aggressività, può scatenare uno shock anafilattico nelle persone predisposte. Rappresenta una seria minaccia anche per l’ambiente e l’economia.

Tra le cosiddette specie aliene, cioè introdotte dall’uomo da un altro ecosistema, il calabrone asiatico o vespa velutina (Vespa velutina) è una di quelle che desta maggiori preoccupazioni nel nostro Paese.

Questi imenotteri asiatici, infatti, sono piuttosto aggressivi nei confronti dell’uomo, e le loro punture nei soggetti sensibili possono scatenare una grave reazione allergica nota come shock anafilattico.

È accaduto a uno sfortunato giardiniere quarantaquattrenne di Imperia, che è stato punto da tre vespe velutine mentre era al lavoro.

La minaccia principale resta tuttavia per le api, le loro prede preferite. Se infatti nei luoghi d’origine (India, Cina, Indocina e Indonesia) le prede hanno evoluto comportamenti atti a proteggersi dagli attacchi, le api europee sono completamente esposte ai voraci predatori.

Come riconoscere una vespa velutina

A un occhio non esperto le vespe velutine possono apparire come i comuni calabroni europei (Vespa crabro), ma possiedono diversi dettagli che favoriscono il riconoscimento.

Prima di tutto va sottolineato che la sottospecie diffusasi in Europa è la Vespa velutina nigrithorax, nota come calabrone asiatico dalle zampe gialle o semplicemente calabrone dalle zampe gialle.

È un imenottero più piccolo rispetto al calabrone europeo, dato che raggiunge al massimo i 3 centimetri di lunghezza contro i 5 centimetri della specie nostrana.

La colorazione, seppur somigliante, presenta differenze evidenti: l’apice delle zampe del calabrone asiatico, come suggerisce il nome della sottospecie, è giallo, mentre quello del calabrone europeo è tendente al rossiccio.

Le antenne sono nere (tranne una piccola parte) mentre quelle del nostro calabrone sono anch’esse rossicce.

Risultano neri – se visti dall’alto – anche testa e torace, rispetto al bruno-rossiccio del calabrone europeo.

L’addome è scuro nella parte prossima al torace e giallo in quello terminale, un configurazione simile a quella della specie nostrana, che tuttavia ha una porzione gialla molto più ampia accompagnata da dettagli neri.

Come è arrivata in Italia e dove si trova

In Europa le vespe velutine si sono diffuse dalla Francia a partire dal 2004, quando per errore fu introdotta nei pressi di Bordeaux – probabilmente all’interno di un vaso – una regina feconda che diede il via alla colonizzazione.

Dalla Francia la vespa velutina ha raggiunto la Spagna, il Portogallo, il Belgio e anche il nostro Paese (i primi nidi sono stati individuati nel 2013).

La regione più colpita per ragioni geografiche è stata la Liguria, dove l’insetto si è ampiamente diffuso.

Numerose segnalazioni sono state fatte anche in Piemonte, nella provincia di Cuneo, mentre avvistamenti isolati sono stati registrati anche nel nord della Toscana.

Il rischio che possa diffondersi anche altrove è concreto, ed è per questo che sono in atto diverse iniziative per eradicare la pericolosa specie aliena.

Il progetto “LIFE STOPVESPA”, cui collaborano università, apicoltori, enti di ricerca e semplici cittadini, punta a sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi legati alla vespa velutina, per le persone, la biodiversità e l’economia.

Vespa velutina: un pericolo per l’uomo

Soltanto le femmine di vespa velutina sono dotate di pungiglione, col quale possono iniettare una discreta quantità di veleno nelle vittime.

Il pericolo principale è rappresentato dalle punture ripetute, tuttavia nei soggetti sensibili è sufficiente la puntura di una singola vespa per scatenare uno shock anafilattico.

Si tratta di un’emergenza medica con conseguenze potenzialmente fatali per il paziente; in parole semplici, è una risposta dirompente e violenta del sistema immunitario al veleno dell’imenottero, una reazione sistemica che può portare all’asfissia e al collasso cardiocircolatorio.

Il rischio è acuito dal fatto che la vespa velutina costruisce i nidi nei pressi dei centri abitati, e ciascuno di essi può contenere anche migliaia di esemplari.

Una minaccia per le api e l’economia. Le api, com’è noto, sono in diminuzione in tutto il mondo a causa della sindrome da spopolamento degli alveari, catalizzato dai pesticidi neonicotinoidi.

Poiché questa specie impollina moltissime specie di piante, sia commerciali che non, una diminuzione significativa degli esemplari comporta rischi concreti per l’economia e gli ecosistemi.

La vespa velutina preda preferenzialmente proprio l’ape domestica (Apis mellifera), e quando ne intercetta gli apiari li sottopone a una pressione predatoria elevatissima.

Basti pensare che un singolo esemplare può arrivare a catturare e smembrare un’ape ogni 10 secondi.

Le api sono così spaventate dalla loro presenza che spesso smettono di uscire dall’alveare, compromettendo l’impollinazione e lo stesso futuro della colonia.

Le vespe velutine più aggressive possono entrare all’interno degli alveari per catturare le prede.

In Francia sono stati registrati danni ingenti agli apicoltori, che hanno avuto a che fare con una minaccia imprevista e soverchiante.

Cosa fare quando avvistiamo una vespa velutina

Quando si avvistano nidi o esemplari di vespa velutina si può inviare una segnalazione sul sito del progetto LIFE STOPVESPA, i cui esperti stanno monitorando la distribuzione del calabrone sul territorio nazionale.

È possibile catturare questi insetti posizionando trappole composte da bottiglie di plastica contenenti birra chiara con alcol al 4,7 percento.

Questa bevanda è infatti attrattiva per i calabroni ma non per le api. Il rischio di simili metodi, tuttavia, è quello di attirare anche altra fauna (vespe e ditteri), col rischio di fare seri danni all’ecosistema.

Per questo è sempre doveroso contattare un esperto. Fonte: scienze.fanpage.it