VIA LA CROCE DALLO YOGURT NESTLÈ: il dipotismo del politicamente corretto viene da molto lontano

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  • di Daniele Onori

La catena di supermercati tedesca Lidl, diffusa ampiamente anche in Italia, è al centro delle polemiche   per avere esposto al pubblico, in un proprio punto vendita, un manifesto raffigurante uno scorcio del borgo ligure di Dolceacqua in cui, con un tocco di Photosphop, sono state rimosse le croci sul tetto e sulla facciata della chiesa locale [nella foto].  Poche settimane dopo, la multinazionale alimentare Nestlè ha eliminato la croce delle tipiche chiese ortodosse dalle proprie confezioni dello yogurt greco.  «Non vogliamo urtare la sensibilità di nessuno» è stata la giustificazione della Lidl, cosa che presumibilmente vale anche per la Nestlè.

Atteggiamenti assurdi, che però hanno radici molto lontane. Risalgono alla Riforma protestante, il cui marcato individualismo in campo religioso segna anche la nascita dell’idea di un ambito profano con cui Cristo non avrebbe niente a che fare. Il protestantesimo, infatti, separa la questione della salvezza eterna da quella dell’agire mondano: l’uomo non si salva, cioè, anche in virtù delle opere buone che compie, ma solo per la fede che professa, ed così la sua azione nel mondo si regola solo su parametri essenzialmente mondani.

È evidente che viviamo in una Europa animata da un agnosticismo sotteso a una concezione vitalistica e soggettivistica dei valori implicitamente accettata pressoché da tutti. Ne è prova definitiva il rifiuto d’inserire il riferimento alle radici cristiane nei trattati europei. Nella primavera 1888, al filosofo tedesco del “nichilismo attivo” Friedrich Nietzsche (1844-1900) restava ancora un anno di lucidità mentale prima di piombare nella più completa demenza e quini spirare. Un breve aforisma di questo periodo, contenuto nei Frammenti postumi 1885-1877 che Nietzsche intitola I due tipi: Dioniso e il Crocifisso. Questo il testo: «Dioniso contro il Crocifisso”; eccovi l’antitesi. Non è una differenza in base al martirio – solo esso ha un altro senso. La vita stessa, la sua eterna fecondità e il suo eterno ritorno determinano la sofferenza, la distruzione, il bisogno di annientamento … Nell’altro caso il dolore, il “Crocifisso in quanto innocente” valgono  come obiezione contro la vita, come formula della sua condanna … Il Dioniso fatto a pezzi è una promessa alla vita: essa rinascerà e rifiorirà eternamente dalla distruzione»

In fondo sono queste le due vocazioni che hanno governato gli ultimi due secoli dell’epoca moderna: eliminare il Cristo negandone il valore: scientismo, positivismo, liberalismo, consumismo; oppure eliminare il Cristo mettendo al posto della sua potenza rivoluzionaria: socialismo, comunismo, fascismo e nazismo.

Alla base della problematica accennata si cela infatti un tratto decisivo dell’esperienza umana elementare, acutamente individuato nel De Monarchia di Dante: l’uomo non può rinunciare ad essere se stesso (verità dell’identità) e, al contempo, non può essere se stesso da solo (verità della relazione).

L’ appartenenza a tutta la famiglia umana può avvenire, attraverso la mediazione della famiglia parentale, solo se si riconosce come fondante ed irriducibile il singolare vincolo che lega ogni persona a Dio.

Solo mediante questa duplice appartenenza può trovare adeguata configurazione l’ordinamento del nesso io-noi, persona-comunità, individuo-stato, nazione-popolo.

Fonte: ALLEANZA CATTOLICA
Tratto da: IL TIMONE