Videogame e serie tv blasfemi: l’ultima vergogna

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  • di Andrea Acali

In Medio Oriente i cristiani vengono cacciati dalle loro case e dalle loro terre per il semplice fatto di professare la propria fede. Papa Francesco ha più volte detto che ci sono più martiri oggi che nei primi tempi del cristianesimo, e quanto accade in Corea, in Sudan, in Pakistan e in tanti altri luoghi del mondo sta lì a dimostrarlo. Ma in Occidente, nell’Occidente opulento, edonista e secolarizzato, che posto ha la fede? La domanda nasce da due fatti che dovrebbero spingere ad un’attenta riflessione. Il primo è il lancio di un videogame che gli stessi ideatori non esitano a definire tra i più “bizzarri mai creati”. Si tratta di “Fight of gods”, un cosiddetto “picchiaduro” in cui si sfidano “divinità, spiriti e personaggi mitologici di tutto il mondo e di tutta la storia”. Così appare un Gesù con i lineamenti deformati dalla rabbia e dalla foga del combattimento che scende dalla croce spezzandola e le cui estremità, a cui rimane legato, diventano le potenti armi del “Pugno Punitore”. Nel trailer di lancio combatte contro Buddha ma i giocatori possono utilizzare “il potere del fuoco, del fulmine, dell’acqua, delle piaghe e altro ancora” mentre mettono “l’uno contro l’altro divinità e profeti come Odino, Zeus, Amaterasu, Anubi, Mosé e Athena”.

Ma Maometto non c’è

Nel videogame, che si può giocare dal 4 settembre ma è ancora in fase di sviluppo, non c’è Maometto né alcun altro riferimento all’Islam. Dubitiamo del fatto che si tratti di rispetto. Forse ha avuto maggior peso quanto accaduto a Charlie Hebdo. Ma non importa. Quello che importa è l’assoluta mancanza di rispetto nei confronti di Gesù, ridotto a macchietta, a personaggio più o meno mitologico come gli antichi dei egiziani o greci. Come pure di altri personaggi che non hanno nulla di fantasioso.

La serie blasfema

L’altro fatto riguarda “The Preacher”, una serie televisiva trasmessa dall’emittente americana via cavo AMC, in Italia visibile in streaming. Il programma è tratto dall’omonimo fumetto ed è incentrato su Jesse Custer, un predicatore in crisi di una piccola città del Texas che si unisce con una potente creatura fuggita dal Paradiso e intraprende un viaggio per trovare letteralmente Dio. In uno degli episodi della seconda stagione, dal titolo “Dirty little secret” (”Un piccolo, sporco segreto”) è stata trasmessa la scena di un rapporto sessuale tra Gesù e una donna. La cosa ha sollevato, com’è giusto, un’ondata di sdegno.

In un comunicato, Bill Donohue, presidente della Catholic League americana, ha affermato che “Rappresentare Gesù in una grottesca scena di sesso è un assalto alla sensibilità di tutti i cristiani, oltre a quella delle persone di buona volontà che non sono cristiane”. Ed ha annunciato proteste nei confronti dell’emittente televisiva che raggiunge circa l’85% delle famiglie americane.

Non si può tacere

E’ nota la frase di Ezra Pound secondo cui “se un uomo non è disponibile a correre qualche rischio per le proprie idee, o non valgono nulla le sue idee o non vale nulla lui”. Qui non si tratta di idee. Si tratta di qualcosa di molto più elevato. Si tratta di fede. E non stiamo parlando di integralismo. Nessuno pensa che sia anche solo lontanamente giustificabile la reazione violenta degli islamisti di fronte alle vignette satiriche del citato giornale francese. Ma è doveroso, se si crede davvero, far sentire alta la propria voce contro chi deride, umilia e offende quanto di più sacro c’è per un cristiano. Mentre c’è chi è disposto ad essere esiliato, a finire in carcere, addirittura a morire per difendere la propria fede, non si può rimanere in silenzio di fronte all’oltraggio di cui è fatto oggetto Cristo, oggi come duemila anni fa. Cosa sarebbe accaduto se al posto di Gesù ci fosse stato Allah? Non osiamo neppure immaginarlo.

Due pesi e due misure

Il web si dimostra tanto sensibile per argomenti “politicamente corretti” ma non per simili vilipendi. Un esempio? Nei giorni scorsi, sempre in tema di videogiochi, lo sviluppatore di “Firewatch”, Sean Vanaman, ha annunciato di voler fare causa a Felix Kjelleberg, noto come PewDiePie, considerato lo youtuber più ricco e famoso del mondo (57 milioni di iscritti) per i commenti ritenuti razzisti durante una partita in diretta di Player Unknown’s Battlegrounds. Il giovane svedese ha usato il termine “nigger”, negro, in un contesto a dir poco scurrile. Ma al di là della contrapposizione legale che ha portato alla rimozione dal canale di tutti i contenuti di PewDiePie legati al gioco Firewatch, in rete si è scatenato un dibattito molto acceso sul tema. E Gesù? Tutto tace. O quasi. In Malaysia, ad esempio, dove i cristiani non sono certo la maggioranza, il gioco è stato bloccato perché ritenuto blasfemo. Nell’Occidente opulento, edonista e secolarizzato, invece, viene considerato solo un passatempo per farsi quattro risate, nell’indifferenza generale. Forse è giunto il momento di dire basta, di risvegliare le coscienze di tanti cristiani addormentati e ricordare, quanto meno, l’antico adagio: “Scherza coi fanti e lascia stare i santi”.

fonte: interris