Viganò condannato: ecco cosa faceva il monsignore a suo fratello disabile

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Condannato mons. Viganò: rubava al fratello disabile mentre faceva la morale al Papa

Condanna mons. Viganò. Il tribunale di Milano ha condannato l’ex nunzio apostolico di Washington ad un maxi risarcimento verso il fratello disabile, don Lorenzo, che ha chiesto attenzione per i “lupi travestiti da agnelli”.

L’oscuro moralizzatore di Papa Francesco aveva appena scritto che “il Signore renderà secondo le nostre azioni”.

“Oscura”. Così avevamo definito la biografia di Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico di Washington, quando decise di pubblicare il suo memoriale contro Papa Francesco, chiedendone apertamente le dimissioni.

Si, perché notammo subito che il monsignore moralizzatore era coinvolto in appalti gonfiati e false fatturazioni, denunciato dalla sorella Rosanna per l’appropriazione di 900 milioni di lire e accusato dall’altro suo fratello, Lorenzo, di essere un bugiardo ed aver mentito perfino a Benedetto XVI.

Ne emerse un ritratto oscuro, per l’appunto: soldi, vendetta e potere. Tuttavia, allora contava il suo dossier, la sua ricostruzione sul caso McCarrick e le sue molteplici accuse di immoralità a decine di suoi confratelli e al Pontefice.

Di quello ci occupammo, dimostrando che la sua principale critica a Francesco era falsa: non aveva affatto riabilitato il cardinale abusatore, il quale già prima del 2013 frequentava assiduamente il Vaticano e la vita cattolica di Washington.

Lo stesso Viganò, nonostante fosse al corrente degli abusi, aveva premiato pubblicamente McCarrick come “ambasciatore pontificio”, abbracciandolo e dichiarandogli affetto, con lui aveva celebrato l’Eucarestia. Senza il minimo rimorso e andando ben oltre la diplomazia.

L’operazione Viganò

Alla fine è emerso che il Vaticano era a conoscenza degli abusi di McCarrick già dal 2000 e, nonostante questo, l’allora arcivescovo fece una formidabile carriera.

“L’operazione Viganò”, al di là degli abbondanti sforzi di usare l’attuale Papa come capro espiatorio di tutto, si è lentamente trasformata in un atto d’accusa verso la cattiva gestione del “caso McCarrick” durante i pontificati precedenti.

In uno dei suoi ultimi scritti, infatti, l’ex nunzio e i suoi sostenitori più accaniti hanno rinunciato a chiedere le dimissioni di Francesco.

Mons. Viganò ha spiegato comunque le vere motivazione del plateale atto d’accusa a Papa Francesco: la pedofilia nella Chiesa non c’entrava nulla, solo il tentativo di destituire un Papa che non proclamerebbe la “sana dottrina morale”.

Nessuno dei suoi più accesi sostenitori, da Aldo Maria Valli a Marco Tosatti, da Riccardo Cascioli a Roberto De Mattei, sono noti per battaglie contro la pedofilia ma solamente per l’accusa al Papa di ambiguità dottrinale, rimasti silenti quando è stato confermato che lo stesso mons. Carlo Maria Viganò ha protetto l’arcivescovo conservatore abusatore Nienstedt, facendo insabbiare il caso.

Infine, attraverso la sentenza 10.359/2018, il tribunale di Milano ha condannato l’ex nunzio Viganò a versare a suo fratello don Lorenzo, un sacerdote disabile, un maxi-risarcimento milionario.

Il moralizzatore Viganò, infatti, aveva mantenuto e gestito la cointestazione dei beni loro assegnati alla morte del padre, senza nessun tipo di rendicontazione al fratello disabile, insigne studioso di testi mesopotamici.

L’eredità milionaria

L’eredità comprende numerosi immobili per un valore stimato di quasi 20 milioni e mezzo di euro, oltre ad una rilevante somma di denaro (oltre sei milioni e settecentomila euro).

Il Tribunale ha accertato che l’ex nunzio aveva sempre percepito i proventi dei beni immobili, detenendo per sé tutta la liquidità facente parte della comunione, beneficiando complessivamente «di operazioni per un importo netto di euro 3.649.866,25».

Adesso dovrà pagare al fratello la metà di quella cifra, notizia che ancora non appare sui blog degli adulatori di Viganò, le varie bussole cattoliche che dicono essere fatte per la verità.

Così, mentre scomunicava Papa Francesco per immoralità, mons. Viganò –“martire della verità” e della “sana dottrina morale cattolica”-, sottraeva l’eredità di famiglia al suo stesso fratello. Un disabile, oltretutto.

Ma non è finita qui perché, lo stesso don Lorenzo, aveva rivelato che Carlo Maria fu allontanato da Benedetto XVI, tramite il suo braccio destro il card. Bertone, per accuse di corruzione che si erano dimostrate prive di fondamento, ma volle resistere al trasferimento impostogli.

Così si appellò direttamente al Papa emerito, adducendo come impedimento la «necessaria, doverosa e diretta assistenza» in cui era impegnato nei confronti proprio del fratello disabile, che lui definì incapace di intendere e di volere.

Don Lorenzo

Don Lorenzo ha commentato: «mio fratello ha scritto il falso al Papa» dal momento che è disabile, ma non mentalmente e mai è stato accudito da Carlo Maria.

«Ha scritto il falso al Papa, strumentalizzandomi per fini personali», ha denunciato Lorenzo Viganò. E ancora: «Carlo Maria non si è mai degnato di fornire alcun chiarimento e gli unici contatti di quest’ultimo e di taluni miei fratelli sono stati improntati, da un lato, a cercare di spaventarmi con subdoli e fantomatici avvertimenti minacciosi, poi ad invitarmi a sottoscrivere una divisione completamente iniqua».

Soltanto poche ore fa Carlo Maria Viganò, forse credendosi il confessore spirituale dell’episcopato statunitense, aveva inviato un messaggio ai presuli americani: «Non temete di alzarvi e di fare la cosa giusta per le vittime, per i fedeli e per la vostra salvezza. Il Signore renderà a ognuno di noi secondo le nostre azioni e omissioni. Sto digiunando e pregando per voi».

Il Signore renderà secondo le nostre azioni e omissioni, appunto. Chissà cosa renderà quando un pastore decide di dividere la Chiesa, di accarezzare lo scisma con false accuse al successore di Pietro, quando sceglie di derubare i suoi stessi parenti dell’eredità familiare, quando non si fa scrupoli del fratello disabile.

Ritorna il monito inviato a mons. Viganò dal card. Marc Ouellet: «non puoi concludere così la tua vita sacerdotale, in una ribellione aperta e scandalosa. Esci dalla tua clandestinità, pentiti della tua rivolta». Attuale, più che mai. Fonte: UCCR

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