Facebook ha rischiato di chiudere, rivela Zuckerberg. E la crisi non è finita

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Mark Zuckerberg: “Ho pensato di chiudere Facebook” – articolo di Francesco Russo

Durante la conference call, seguita alla pubblicazione dell’inchiesta del New York Times, Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, ha ammesso di aver pensato di chiudere Facebook, “per difendere la privacy delle persone coinvolte nella fuga di dati a opera di hacker”.

L’inchiesta del New York Times su Facebook ha sicuramente scosso l’ambiente di Menlo Park e ha, inevitabilmente, scosso anche il suo fondatore, Mark Zuckerberg.

I tanti elementi emersi dall’inchiesta come la strategia di negare, nonostante ne fossero a conoscenza, i fatti legati al fenomeno delle fake news e, soprattutto, lo scandalo Cambridge Analytica, hanno ancora una volta portato Facebook nella bufera.

In un contesto del genere la conference call con i giornalisti non poteva non toccare i temi dell’inchiesta.

Ma quello che ha sicuramente colpito, oltre al fatto che Zuckerberg abbia ancora una volta ammesso di non essere a conoscenza di tante cose, tra cui l’attività di lobbying per screditare George Soros, è il momento in cui il fondatore ha dichiarato che per ben due volte ha pensato di sospendere il social per il bene della piattaforma:

“Abbiamo pensato di sospendere Facebook, in diverse occasioni, nel 2010 e di nuovo qualche mese fa, per difendere la privacy delle persone coinvolte nella fuga di dati a opera di hacker”.

Alla conference call, che si è tenuta immediatamente dopo le polemiche scoppiate in seguito alla pubblicazione dell’inchiesta su Facebook del New York Times, la domanda che ha fatto calare il gelo più totale è stata: “Ha mai pensato di chiudere Facebook?”.

Zuckerberg ha ammesso di aver pensato di chiudere Facebook

Sono seguiti due minuti in cui la tensione era alle stelle, due minuti di silenzio che in realtà dicevano molto.

“Sì”, risponde Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, in maniera sorprendente.

“Abbiamo pensato di sospendere Facebook, in diverse occasioni, nel 2010 e poi di nuovo qualche mese fa, per difendere la privacy delle persone coinvolte nella fuga di dati a opera di hacker”.

Una vera e propria ammissione che, in un certo senso, rivelano quanto sia acuta la crisi di Facebook, nonostante i grandi fatturati.

C’è, nelle parole di Zuckerberg, una ammissione di colpa e una presa di coscienza che la situazione è realmente sfuggita di mano in certe situazioni, su tutte, nel momento in cui è esploso il fenomeno delle fake news, in seguito all’elezione di Donald Trump come 45° presidente degli Usa, fenomeno che ha poi dato vita al Russia Gate, e nel momento in cui è esploso il grande scandalo di Cambridge Analytica, i cui effetti non si sono ancora sopiti del tutto.

Successivamente, viene chiesto a Zuckerberg se qualcuno perderà il posto in seguito alle rivelazioni rese al New York Times e il CEO di Facebook risponde:

“Sono questioni serie, abbiamo fatto le nostre indagini. Facciamo errori e impariamo. Valutiamo costantemente il rendimento di chi lavora a Facebook”.

In merito al Russia gate, e all’influenza russa sulle notizie diffuse sulla piattaforma a favore dell’elezione di Donald Trump, Zuckerberg ha dichiarato:

“Dire che volevamo nascondere quello che sapevamo o ostacolare le indagini è assolutamente falso”.

Insomma, Facebook se non è in uno stato di crisi acuta è sicuramente in affanno e l’inchiesta del NYT evidenzia questo stato di crisi, e di nervi, che ormai va avanti dall’inizio di quest’anno, e non è chiaro quando finirà. Fonte Fanpage

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